2:22, il nuovo film del regista australiano Paul Currie (One perfect day), in uscita nelle sale italiane il 29 giugno, narra le vicende di Dylan Branson (Michiel Huisman) un controllore del traffico aereo di New York all’apice della sua carriera. La sua vita è programmata in ogni minimo dettaglio, ma la routine quotidiana non sembra annoiarlo, anzi, ne è pienamente soddisfatto.

Pochi giorni prima del suo trentesimo compleanno, la metodica tranquillità di Branson viene spazzata via: durante il lavoro, una strana luce lo paralizza per alcuni secondi e due aerei turistici evitano per poco di entrare in collisione. Dylan viene sospeso e per lui inizia un periodo inquietante in cui ogni giorno gli stessi eventi si ripetono negli stessi orari e alle 2:22 pm precise gli appare un misterioso schema che lo attira al Grand Central Station. Nel frattempo il ragazzo ha instaurato una relazione con una bellissima e dolce ragazza, Sarah (Teresa Palmer) che lavora in una galleria d’arte e alla quale si sente profondamente connesso da subito, come se la conoscesse da tempo. Dylan, però, abituato a controllare ogni aspetto della sua vita, rimane travolto da questo inspiegabile caos che diventa una vera e propria ossessione: tutti, compresa Sarah, cominciano a pensare che i suoi comportamenti sono frutto di pazzia…

L’ennesimo film sulle connessioni tra esistenze a distanza di decenni, anche di secoli: argomento trattato recentemente (2012) dalle sorelle Wachowski con Cloud Atlas, film sfortunato, poco apprezzato da pubblico e critica pur rimanendo un progetto ambizioso, un lavoro mastodontico di forte impatto visivo e di interessanti suggestioni.

2:22 è quanto di più lontano da questo tipo di ricerca e di messa in scena: un’accozzaglia insensata di fantascienza e thriller condita da una love story così mielosa da diventare subito nauseante. Se la regia ha il giusto ritmo, avvincente e incalzante soprattutto nelle sequenze iniziali, la sceneggiatura di Todd Stein e Nathan Parker risulta approssimativa, con dei buchi abissali che impediscono un risultato coerente e comprensibile a tutta la vicenda.

Un film che non a caso arriva nelle sale italiane nel pieno del periodo estivo destinato a un pubblico giovane ma che non possiede la forza dei blockbuster di successo ai quali siamo abituati.

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