È importante –o addirittura vitale– specificare che l’ultimo film di Luca Miniero, Attenti al gorilla, non ha nulla a che fare con la succulenta serie di noir milanesi ideata dallo scrittore Sandrone Dazzieri. Figuriamoci se c’entra con Brassens e De Andrè…

Lorenzo (Frank Matano) è un giovane avvocato squattrinato che si accolla cause afferenti al diritto degli animali domestici (e non) per sbarcare il lunario. Il suo ufficio è ospitato all’interno di un salone di bellezza dove la proprietaria Concita (Diana Del Bufalo) gli fa anche da procace segretaria. Un giorno decide di far causa allo zoo comunale per garantire a un gorilla uno spazio vitale più consono e dignitoso e, allo stesso tempo, per recuperare la stima della sua famiglia. Infatti l’avvocato della controparte è la sua ex moglie Emma (Cristiana Capotondi). Lorenzo vince la causa, ma il giudice gli affida il gorilla. Rispedirlo in Africa costa troppo, quindi lo sventurato avvocato deve temporaneamente (e segretamente) tenerselo in casa.

Attenti al gorilla recensione

A quanto pare Frank Matano piace moltissimo come padre di famiglia. È ormai da un po’ che l’ex youtuber ha ottenuto il ruolo fisso del giovane divorziato, rimasto ancora un po’ bambino, che fa di tutto per sopravvivere. In Attenti al gorilla i suoi figli sono il motore che fa camminare la storia: le due gemelle e il figlio preadolescente sono obbligati a mantenere il segreto del quadrumane anche se considerano il padre un fallito a priori, ma si ricredono scoprendo l’animo gentile e assennato di Lorenzo che fa di tutto per passare un po’ di tempo con loro e che, oltretutto, ha un curioso animale esotico alloggiato in salotto.

Il gorilla distrugge tutto ed è soggetto a sporadici appetiti sessuali nei confronti del coinquilino del protagonista Jimmy (Lillo Petrolo), ma allo stesso tempo è “un africano che vuole essere rimandato in Africa”. Le frasi trandy e i pallidi accenni ai temi dell’attualità italiana non sono sufficienti a costruire l’impianto comico del film né tanto mento forniscono un assist alla battuta satirica.
L’animale dopotutto è simpatico, ma manca dei tempi comici dei primati suoi predecessori che hanno vestito lo stesso costume scimmiesco: in particolare Bongo/Piero il marito di Mariangela Fantozzi che non si vede mai a figura intera, o ancora meglio il Gorilla sboccato della pubblicità del Crodino anni 2000 doppiato da Paolo Buglioni.

Attenti al gorilla è l’ennesima declinazione della commedia family e il doppiaggio di Claudio Bisio, che dà voce ai pensieri dello scimmione, conferisce una sfumatura favolistica e a tratti improbabile all’ambientazione salernitana del film.
La Salerno di Miniero è soleggiata, ridente e ripresa dall’alto delle sue periferie per assecondare il trend delle produzioni italiane che sorvolano i sobborghi di Napoli, di Roma o di Milano cercando ispirazioni popolari che, purtroppo, non arrivano mai.

Infine la scelta del titolo è totalmente inappropriata e ingiustificata. Messi da parte artisti e cantautori, perché mai bisognerebbe stare attenti o prestare attenzione a questo gorilla che se ne sta inutilmente sul divano?
Purtroppo le produzioni italiane credono di attirare spettatori esibendo titoloni ispirati e rubacchiati qua e là dalla nostra memoria collettiva o dalle più comuni espressioni gergali. Ecco dunque che abbiamo i vari La Befana vien di notte, A casa tutti bene, Se dio vuole… in cui si affida al personaggio stereotipato l’esplicitazione della famiglia, del divorzio, del sesso nell’ottica del consumatore moderno.
Conseguente all’affissione di una nuova locandina c’è la puntuale lagna di registi e produttori che lamentano un’insoddisfacente affluenza in sala perché, a quanto pare, gli spettatori non sono primati da ammaestrare.

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