Ispirato da una nota canzone di John Lennon, che dà anche il titolo al film, esce nelle sale l’intenso dramma famigliare Beautiful boy, pellicola americana che è approdata recentemente alla Festa del cinema di Roma 2018 e che ha per protagonisti un’accoppiata padre/figlio, interpretata rispettivamente da Steve Carell (ormai rilegato in ruoli prettamente seri) e dall’astro nascente Timothée Chalament (reduce dal successo di Chiamami col tuo nome); loro sono gli Sheff, papà David e il giovane Nic, due figure realmente esistite, anche autori dei libri da cui questo titolo prende ispirazione, reduci da un’odissea personale che li ha portati di fronte al dramma della droga.

Diretto da quel Felix van Groeningen che viene dal Belgio, cui dobbiamo il profondo Alabama Monroe – Una storia d’amore, Beautiful boy quindi è la storia di una lotta dei propri sentimenti, un racconto fatto di struggenti momenti che mettono uno di fronte all’altro David (Carell) e Nic (Chalament); perché il primo sente di aver dato tutto a suo figlio, vedendolo crescere e diventare un asso dello studio, almeno fino a quando il ragazzo non fa il suo brusco incontro con il mondo delle droghe.

Dapprima comincia con l’erba, per poi proseguire man mano con altri stupefacenti sempre più pesanti e sempre più portatori di dipendenza; una dipendenza da cui Nic non riesce ad uscire, nonostante i numerosi tentativi.

Forse sarà l’amore per i propri famigliari a dargli una mano, tanto che David farà di tutto per riprendersi ciò che ama di più al mondo.

Recensione BEAUTIFUL BOY

Cercando di ritrarre per immagini il dramma vissuto realmente dagli Sheff, Beautiful boy di van Groneningen, visto così al primo colpo, sembra volersi legare alla tradizione di alcuni lungometraggi del passato che hanno avuto il coraggio di affrontare determinati argomenti forti, quale è la dipendenza da eroina; non può che saltare subito alla mente il caposaldo Cristiane F. – Noi ragazzi dello zoo di Berlino, di Uli Edel, come anche la sua risposta tutta italiana Amore tossico, del compianto Claudio Caligari.

Ora, tralasciando la potente eredità lasciata da questi due succitati titoli, è lecito chiedersi come possa Beautiful boy aggiungere qualcosa di nuovo all’argomento, reo anche di usufruire di una messa in scena prettamente da dramma famigliare (non per nulla nel cast c’è anche Timothy Hutton, lui che era in Gente comune); tutto si sorregge sulle spalle dei due protagonisti volenterosi, dove ad avere la meglio è Carell, dato che il giovane Chalament non sembra avere proprio il phisique du role per sembrare un vero tossicodipendente, ed in più determinati guizzi registici a livello intuitivo danno qualche idea di riempimento, come la scelta di alcune canzoni ben selezionate per raccontare questa triste ballata (difatti, come già accennato, il regista è quello di Alabama Monroe – Una storia d’amore, già di per sé lacrimevole danza).

Proseguendo la trama va avanti per luoghi comuni e scenette prevedibili, lasciandosi alle spalle personaggi femminili a se stanti (Maura Tierney e Amy Ryan, rispettivamente nei ruoli dell’attuale compagna e dell’ex moglie di David), seppur verso l’epilogo tenta di spiazzare con qualche stratagemma narrativo, ma senza chiudere la visione con chissà quale novità.

Beautiful boy voleva essere solo un classico dramma sulla famiglia e la sua disgregazione, ma senza riuscire a fare la differenza in questo sentito argomento.

Beautiful Boy: scheda film

recensione Beautiful boy

Regia: Felix van Groeningen

Interpreti: Steve Carrell,
                  Timothée Chalamet 
                  Maura Tierney
                  Amy Ryan 
                  TimothyHutton

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 122 min.

Uscita italiana: 13 giugno 2019

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