Negli ultimi anni stiamo assistendo al grande spettacolo della storia dell’arte sul grande schermo. Le più moderne tecniche di ripresa vengono usate per condurci alla visita guidata di grandiose esposizioni. Il fine è quello di tracciare un profilo d’artista, sfruttando la magniloquenza dell’immagine cinematografica. Dopo Michelangelo e Caravaggio è ora il momento dell’esperienza Bernini attraverso il documentario di Francesco Invernizzi che, oltre a raccontare la produzione del poliedrico artista barocco, crea un dialogo diretto tra le opere e il pubblico al cinema. 

Lo spettatore incrocia lo sguardo delle statue e rimane sopraffatto dalle plasticità di quei corpi rivoluzionari. La visione cinematografica ruota intorno al marmo plasmato come se fosse argilla e ne approfondisce la fruizione grazie agli interventi dei critici d’arte Anna Coliva, Luigi Ficacci e Andrea Bacchi, ma la protagonista indiscussa è ovviamente l’arte di Bernini. 

La regia di Invernizzi si concentra sui dettagli delle sculture che diventano ancora più reali e vividi grazie ai tagli di luce dati dalla fotografia di Massimiliano Gatti. Le sale della galleria Borghese, che ospitano i capolavori di Bernini, sono riprese di notte, trasmettendo allo spettatore la sensazione di essere l’unico privilegiato ospite della stanza. Ogni inquadratura e ogni dettaglio è studiato per esaltare e sottolineare le peculiarità delle opere: il dinamismo, la drammaticità e la finezza plastica esplodono sullo schermo e riportano egregiamente le novità artistiche introdotte da Bernini. Nel documentario non mancano anche riferimenti a Roma e, fuori dalle mura della Galleria Borghese, la Città Eterna viene colta in quegli aspetti che influenzarono Bernini e negli scorci che egli stesso influenzò. 

La tecnica sopraffina di Bernini, che riusciva a rendere vive e in movimento le statue, ci viene mostrata attraverso riprese in 8K e con inquadrature che giocano su più piani, saltando dai più piccoli dettagli ai totali che riportano l’imponenza sinuosa e la monumentalità naturale delle sculture.
Lo spettatore diventa così osservatore e può avvicinarsi all’opera come dal vero non gli sarebbe concesso, inoltre, grazie al Tecnocrane, è in grado di cambiare il punto di osservazione. I movimenti dati da una steadycam danzante permettono di scivolare sull’opera e di essere travolto dal senso di stupore che i capolavori di Bernini trasmettono dal vivo.

Il documentario è co-prodotto da Magnitudo film, Lifi e Chili è nei cinema il 12, 13 e 14 novembre

A seguire una Gallery con i capolavori di Gian Lorenzo Bernini proposti nel documentario

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