“Bisogna sempre proteggere i propri figli ed essere vicini a loro, a ogni costo”, dice Solange Arnault (Sandrine Kiberlain) all’ispettore François Visconti (Vincent Cassel) in Black Tide (Fleuve Noir). Ispirato al romanzo The Missing File di Dror Mishani, il thriller diretto da Erick Zonca racconta di sparizioni, rivelazioni e patologie represse pronte a esplodere, ma mostra anche interesse verso la distanza materiale e psicologica che si instaura inevitabilmente tra genitori e figli.

Black Tide ArnaultLa signora Solange Arnault denuncia alla polizia la scomparsa del figlio Dany e il caso viene affidato al detective François Visconti. Sulle tracce dell’adolescente, l’ispettore deve fare anche i conti con il proprio figlio sedicenne (Félix Back), coinvolto in un traffico di droga. Intanto il professor Yann Bellaile (Romain Duris), vicino della famiglia Arnault ed ex tutor di francese di Dany, offre il proprio supporto all’indagine.

Black Tide è un noir metropolitano che fin da subito concentra l’attenzione sulla figura di un comandante di polizia trasandato, impulsivo e con l’inclinazione all’alcool. La pellicola è impregnata del nichilismo di Visconti, un uomo il cui unico scopo di vita sembra essere la ricerca della verità: attraverso indizi, deduzioni e pedinamenti, il detective procede senza sosta e almeno apparentemente in nome della giustizia.

Black Tide professoreL’impermeabile grigio e i tic nervosi sono marchi di fabbrica che rimandano a un ispettore Colombo dai modi burberi, più vicino all’autodistruzione che alla pensione. Con un matrimonio fallimentare alle spalle e un figlio dal presente poco roseo, il protagonista interpretato da Cassel gode dell’attenzione di una sceneggiatura a cui non importa approfondire le linee narrative secondarie, procedendo imperterrita lungo il binario principale.

La regia minimalista ed essenziale scelta da Zonca per Black Tide permette alla pellicola di soffermarsi a dovere sul rapporto, ai limiti del grottesco, che si instaura tra Visconti e Bellaile. L’interpretazione di Duris riesce a tener testa all’ingombrante presenza di Cassel, fornendo il contrappunto necessario a ribadire il nucleo dell’opera, ovvero l’eccessiva perseveranza che rischia di corrodere ogni relazione, anche quella più naturale.

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