Mel “arma letale” Gibson torna, in Blood father del francese Jean-Francoise Richet, a far esplodere cose e a sparare ai cattivi, come succedeva qualche decennio fa quando al cinema c’era sempre da scegliere un film d’azione e i divi Hollywoodiani avevano il volto e i muscoli di Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger oppure l’irriverenza di Bruce Willis e appunto di Mel Gibson.

blood-father-2John Link (Mel Gibson) è un ex galeotto che vive nella sua putrida roulotte in mezzo al deserto texicano, fa il tatuatore con scarsi risultati artistici e tenta a fatica di addomesticare il demone dell’alcool. Non sa che fine abbia fatto la figlia (Erin Moriarty) che all’improvviso bussa alla lamiera di casa sua in cerca di aiuto: la segaligna e disadattata ragazza è inseguita da tatuatissimi criminalimessicani in cerca di vendetta. In John si risveglia l’amore paterno e a cavallo di un mostro di motocicletta, imbracciate nuovamente le armi, farà una strage per difendere la sua discendenza.

Blood father attinge a piene mani dall’immaginario cinematografico degli anni Ottanta e Novanta, riportando con prepotenza il genere in sala.Lo sguardo di Richet è sicuramente nostalgico e dipinge un eroe perdente che ha ancora, sepolto sotto la cenere della sconfitta, un ardente desiderio di riscatto.

La narrazione di Blood Father è elementare e senza sconvolgenti colpi di scena, ma il regista di Nemico pubblico n°1 dimostra di avere mano ferma e un buon gusto per le inquadrature, disseminando il suo film di rabbiose scazzottate (la scena del morso all’orecchio ha un sapore delizioso), polverosi ed esaltanti inseguimenti, ovviamente un oceano di bossoli che cadono dalle armi fumanti e, grazie anche alla sceneggiatura di Peter Craig e Andrea Berloff, ironiche e graffianti battute.blood-father

In Blood Father comanda la violenza più brutale, ma è ben bialnciata con momenti calmi dove si snocciola la vicenda padre-figlia, però il punto di forza della pellicola resta Mel Gibson, barbuto e segnato dalle rughe, tatuato e decadente nel fisico, perfettamente a suo agio nei panni, non troppo nuovi per lui, di un anti eroe disilluso e malinconico.

Presentato durante la ventiseiesima edizione del Noir in festival è un film col netto intento di rievocare un genere accantonato, con ambientazioni calde come il sangue che esce a fiumi dalle ferite, i cui dialoghi non sono mai superflui e mai scontati, un’opera che non sarà osannata come capolavoro, ma che è dannatamente godibile e maledettamente retrò e ci avvisa di non far arrabbiare papà Mel.

 

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