“Certi giorni la verità non deve mostrare il suo volto”. È questo il mantra che racchiude la trama di Cherchez la femme!, la commedia d’oltralpe presentata in anteprima al Biografilm 2017.

Armand e Leila sono entrambi figli di immigrati, francesi di seconda generazione. Frequentano insieme l’Università, si amano e stanno per partire per New York. Peccato che il ritorno da un soggiorno nello Yemen del fratello di Leila, Mahmoud, metterà in crisi i loro progetti. Il ragazzo infatti ha abbracciato la causa dei fratelli mussulmani ed è deciso a de-occidentalizzare la troppo moderna sorella, richiudendola in casa e impedendole di vedere il fidanzato. Per riuscire a liberare Leila, Armand non ha altra soluzione che indossare il niquab (il velo integrale) e fingersi una donna. La sua Sherazad colpirà profondamente l’animo di Mahmoud, che si innamorerà follemente di questa saggia fanciulla che sa citare sia il Corano che le poesie di Victor Hugo. L’infatuazione porterà il ragazzo a riflettere sulle sue scelte, creando però una serie infinita di equivoci. La rocambolesca conclusione avverrà in aeroporto, come in Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Almodovar

L’esordiente Sou Abadi, autrice anche della sceneggiatura, costruisce una commedia recitata benissimo e dai tempi comici perfetti che si dimostra molto più complessa di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Il film nasconde dietro i suoi ritmi da pochade una riflessione sui motivi che possono spingere ragazzi nati, cresciuti ed educati in occidente ad avvicinarsi al radicalismo musulmano. L’estremismo di Mahmoud non è raccontato infatti come il vaneggiamento di un pazzo ma come il tentativo disperato da parte di chi è cresciuto senza radici di riappropriarsi delle proprie origini. La fede, anche se estrema, è comunque più solida e rassicurante dell’incertezza identitaria che vive il protagonista, divenendo per lui l’unica arma possibile contro un’integrazione difficile e ancora mancata.

Quello di Mahmoud è un percorso di accettazione, una vera e propria pacificazione con il passato e con la fuga in occidente dei genitori, ricomposizione di tutte quelle parti, anche diverse e contraddizione, che compongono l’identità del personaggio. All’aumentare dell’influenza di Sherazad e al conseguente accorciarsi della barba di Mahmoud corrisponde un ritorno sulla bacheca del salotto delle foto dei genitori, fatte a pezzi dal “fratello mussulmano” come simbolo dell’occidentalizzazione della sua famiglia e rincollate una ad una dal fratello minore, che invece nel paese in cui è cresciuto si riconosce completamente.

Questo viaggio nel passato coinvolge anche i genitori iraniani di Armand, una femminista convinta e un comunista succube, che dopo la salita al potere di Khomeini hanno lasciato il loro paese. Il confronto diretto con quell’estremismo che hanno sempre combattuto costringerà anche loro a confrontarsi con le proprie radici sepolte e con gli errori della rivoluzione iraniana.

Pensandoci bene la vicenda di Cherchez la femme! avrebbe potuto essere raccontata tranquillamente come un dramma; al contrario l’autrice, scegliendo la strada molto più difficile della commedia, riesce a far ridere molto, e bene, su tutto, da Dio alla politica, dall’estremismo mussulmano alle femministe, da Maometto a Lenin. Tracciando un quadro sfaccettato dell’Europa di oggi che non glissa sulle colpe dell’occidente e non divide mai in maniera manichea tra buoni e cattivi.

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