Per chi vuole scoprire cosa sia stato il grande cinema del passato e cosa dovrebbe continuare ad essere nel futuro l’invito è quello di andare al festival “Il cinema ritrovato” che si svolge ogni anno a Bologna nel mese di giugno.
Nell’edizione 2019 appena conclusa sono state presentate in varie sale della città decine di capolavori restaurati del cinema muto e di quello sonoro per la gioia non solo dei cinefili compulsivi, ma anche dei semplici amanti del cinema che hanno potuto vedere sul grande schermo molte opere finora note soltanto agli studiosi di storia del cinema.

Tanto per fare qualche esempio nella sezione Mutiflix sono stati proiettati gli episodi della serie I topi grigi girata da Emilio Ghione nel 1918 mentre nella piazzetta Pasolini si è svolta la proiezione con la lanterna ad arco voltaico in uso nel cinematografo Lumière di Soleil et ombre con la mitica vamp delle origini Musidora, per non parlare della visione sempre nello stesso spazio dell’espressivo dramma realistico in forma di kammerspiel La notte di  San Silvestro girato da Lupu Pick nel 1924 e, ancora dell’epoca del muto, di alcune memorabili comiche di Keaton e di Chaplin accompagnate dall’orchestra dal vivo.


Il cinema sonoro ha avuto il suo trionfo sul megaschermo in Piazza Maggiore con  quattro eventi di grande richiamo come la copia in versione director’s cut di Apocalypse now presentata dallo stesso Coppola, l’edizione restaurata di Lezioni di piano di Campion quella di Miracolo a Milano di De Sica e quella del manifesto della controcultura USA anni Sessanta Easy rider di Hopper. Ma questo è ancora poco, se si considera che tra un Bunuel, un Dreyer e un Fellini d’annata si è potuta seguire una rassegna di opere interpretate da un divo assoluto del genere polar francese come Jean Gabin e se si tiene anche conto del provvidenziale omaggio reso agli splendidi colori ritrovati del glorioso Technicolor affidato alla proiezione di due capolavori del tricromatismo quali Moulin rouge di Huston e Becky Sharp di Mamoulian  che ci fanno capire cosa abbiamo perso dopo l’avvento del digitale.

Giovani e meno giovani che hanno seguito in migliaia il festival di Bologna avranno capito, tra novità, retrospettive e lezioni sulle tecniche di restauro delle vecchie pellicole, che tutto il cinema è sempre contemporaneo e avranno anche compreso che il cinema resta l’arte più democratica di tutte per la sua natura di linguaggio universale capace di parlare al pubblico di tutti i paese in virtù del carattere universale delle immagini. La folla che ha seguito incantata le proiezioni nello scenario di Piazza Maggiore di certo ha avvertito che questo è il cinema di cui  continuiamo ad avere bisogno, un cinema che per oltre un secolo è stato lo specchio del nostro inconscio collettivo grazie alla sua magica fusione di realismo, erotismo e fantasia. Come diceva Alfred Hitchcock i giovani aspiranti registi dovrebbero partire da Méliès e imparare a fare film muti, e per questo non c’è scuola migliore al mondo di Il cinema ritrovato di Bologna. Il vero cinema è ancora tutto da scoprire.

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