Esiste un rapporto tra cinema e pedagogia? Nel corso della storia della settima arte, molti studiosi hanno concentrato le proprie teorie sugli aspetti formativi del linguaggio cinematografico, fatto di immagini e narrazioni articolate in inquadrature collegate tra loro. Oggi, un volume ripercorre le tappe fondamentali di quegli studi critici che nei primi anni del Novecento si sono occupati dell’interpretazione pedagogica dei film: Dal buio della sala alla luce del grande schermo: donne e bambini al cinematografo, di Adriano Sgobba, illustra come il mezzo cinematografico ai suoi albori, oltre ad essere un mezzo d’intrattenimento, divenne anche strumento pedagogico promotore di contenuti educativi.

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I primi esperimenti di cinema furono le “vedute in movimento” poi, intorno agli anni ’10, si sviluppò il cinematografo e le narrazioni cominciarono a diventare più complesse ed evolute, affiancando al racconto comico-goliardico l’espressione più patetica dei sentimenti. I critici cercarono di intuire in che direzione sarebbe andata la neonata arte già in questa sua primissima fase. La ricerca di Sgobba nasce proprio in relazione al momento in cui esperti, critici e psicologi incominciarono a valutare le implicazioni sociologiche del cinema e, in particolare, del cinematografo. L’intera indagine dell’autore, infatti, non perde mai di vista “il luogo in cui avveniva la magia”, la struttura che ospitava la proiezione di azioni che non stavano realmente accadendo in quella stanza grande, scura, piena di misteri.

Era inevitabile interrogarsi sulle sensazioni provate dallo spettatore e su come il film operava a svariati livelli sul fruitore. Gran parte del pubblico era composta da donne e bambini, ma essi sono stati raramente messi al centro delle indagini sull’arte cinem
atografica. In sporadici casi la letteratura specializzata si è mostrata sensibile a questa parte della platea. Con il saggio Dal buio della sala all
a luce del grande schermo
(Co1ntino Editori, 2014), Sgobba ha rispolverato e messo in relazione tra loro gli scritti di Canudo, di Eugenio Giovannetti e della cine-pedagoga Angelina Buracci per comprendere come l’attenzione nei confronti della ricezione filmica da parte di donne e bambini avesse favorito lo sviluppo di tematiche e tecniche mirate proprio a questa sezione di pubblico.

Il volume non manca di riferimenti alla filmografia delle origini. In particolare, vengono sviscerati i contenuti pedagogici e educativi di tre pellicole realizzate a cavallo tra il 1909 e il 1919: Il piccolo garibaldino di Filoteo Alberini, La guerra e il sogno di Momi di Segundo de Chomon e Giovanni Pastrone e Umanità di Elvira Giallanella sono esplicativi del cinema d’impronta didattica e mostrano alla perfezione come la propaganda politica s’insinuava tra i fotogrammi per influenzare gli spettatori più giovani.

Dal buio della sala alla luce del grande schermo illumina un aspetto della storia del cinema spesso trascurato, proponendo un’interessante e poco battuta pista che vede confluire il cinema e la pedagogia in un’unica entità fatta di immagini in movimento capace di instradare e pilotare le scelte di determinate sedie in platea.

 

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