“Das Boot” significa “il sottomarino” o, per esteso, “la nave”, “la barca, “il battello”. Ed è anche il titolo della nuova produzione originale Sky in onda ogni venerdì su Sky Atlantic HD.

Una produzione targata Sky Deutschland, ma dall’anima internazionale e che, dopo il successo di Babylon Berlin, punta nuovamente sulla Storia con la S maiuscola, ricostruita in un modo quasi maniacale che non ha nulla da invidiare alla HBO.

Questa volta siamo nella Seconda Guerra Mondiale e, per metà del tempo, a bordo del sottomarino del titolo, il nuovo sommergibile U-612, prodigio dell’ingegneria tedesca dell’epoca, pronto a salpare dalla Francia occupata dai nazisti per una missione nell’Atlantico.
Al centro quindi non gli Alleati, come di solito capita, ma chi la guerra l’ha persa, concentrando lo sguardo sul fanatismo che, come in qualsiasi guerra, porta quaranta ragazzi a arruolarsi ciecamente, condividendo una missione, uno spazio angusto sott’acqua, il dare un significato alla propria esistenza.

Internazionale è il pluralismo linguistico che arricchisce questa produzione tedesca, ma di fatto europea. Sentendola in lingua originale, si possono udire sì il tedesco, ma anche il francese e l’inglese.

Internazionale è la location dell’Alsazia, a lungo contesa fra Francia e Germania, tedesca di testa, francese di pancia, così come una dei due protagonisti, Simone Strasser (Vicky Krieps) che arriva a La Rochelle come traduttrice per la Marina tedesca, ma verrà coinvolta in una vicenda dai tratti spionistici più grande di lei, dal fratello Frank.

Frank (Leonard Scheicher), in servizio nella Marina, subito dopo aver rivisto la sorella, dovrà invece imbarcarsi nel viaggio inaugurale dell’ U-612, a capo di Klaus Hoffmann (Rick Okon), figlio di un leggendario comandante di U-Boat, elemento di raccordo con il film del 1981 U-Boot 96tratto dal romanzo di Lothar-Günther Buchheim a cui si spira anche Das Boot. Hoffman dovrà convincere i suoi sottoposti e il suo equipaggio di essere l’uomo giusto per guidarli in battaglia, con il peso della carriera del padre sulle spalle.

Internazionale nel telefilm è anche il cast, composto non solo da nomi tedeschi, ma impreziosito anche da attori come Lizzy Caplan (Masters of Sex) nei panni della spietata Carla, Vincent Kartheiser (Mad Men) in quelli di un uomo misterioso che il sottomarino dovrà proteggere di nascosto, ma anche James D’Arcy (Marvel’s Agent Carter), Tom Wlaschiha (Il Trono di Spade) e August Wittgenstein (The Crown).

Seguendo parallelamente le vicende di Frank e di Simone viviamo con i personaggi dentro e fuori il sottomarino, eppure la sensazione claustrofobica non manca nemmeno sulla terraferma, grazie al ritmo serrato del montaggio e grazie alla regia asciutta dell’austriaco Andreas Prochaska.

Ciò è determinato dall’ambientazione sottomarina, come accaduto in passato in un cult come Caccia a Ottobre Rosso del 1990 (anch’esso internazionale, se pensiamo che uno scozzese come Sean Connery interpretava un russo che voleva disertare) oppure in U-571 del 2000 con Matthew McConaughey, Bill Paxton, Harvey Keitel e nientemeno che Jon Bon Jovi. Lo spazio stretto diviene funzionale non solo alla trama ma anche alla sensazione da trasmettere allo spettatore, come in Dark Star, Moon o il più “terrestre” Room.

I veri protagonisti di Das Boot sono però i quaranta uomini e la loro lotta per la sopravvivenza sott’acqua, più che per vincere la guerra, un po’ come accadeva nell’altrettanto asciutto e minimalista Dunkirkdi Christopher Nolan. Non resta che immergersi nella visione.

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