“Non c’è niente che una buona indagine non possa risolvere” è il leitmotiv di Detective per Caso, una commedia dai buoni sentimenti che vede come protagonisti un gruppo di attori professionisti provenienti dall’Accademia l’arte nel Cuore. Nonostante la presenza nel cast di interpreti affetti da varie disabilità, il film diretto da Giorgio Romano si distingue per l’assenza di tematiche inerenti lo spinoso argomento portando sullo schermo un’opera dalla solida identità.

Cresciuti insieme come fratelli, Giulia (Emanuela Annini) e Piero (Alessandro Tiberi) sono due inseparabili cugini tanto che frequentano lo stesso gruppo di amici. Ma Piero sparisce dopo due eventi rilevanti della sua vita: il rapporto appena iniziato con Marta, una ragazza che ha problemi con la droga, e il coinvolgimento in una rapina.

Sebbene Detective per Caso abbia una regia elementare e un intreccio dai risvolti “prevedibili” è ammirabile l’impegno profuso per offrire un prodotto d’intrattenimento che cerca di fondere action movie, thriller e commedia sentimentale in un amalgama dal ritmo serrato. La sceneggiatura curata dallo stesso regista e da Aurora Piaggesi evita nella diegesi qualsiasi tipo di riferimento alla condizione “extra-filmica” degli interpreti principali, offrendo un racconto che sfrutta l’ironia e lo humor anche nei momenti più riflessivi.

A farla da padrone è la spontaneità che traspare nelle sequenze in cui figurano gli attori dell’accademia. Le interpretazioni di Emanuela Annini e Alessandro Tiberi non sfigurano di fronte ad “apparizioni” di rilievo: da Valerio Mastandrea in veste di imbianchino a Claudia Gerini nei panni della Detective Ramona, da Stefano Fresi in qualità di poliziotto imbranato a Paola Cortellesi che interpreta l’ispettore Bellamore. Mirko Frezza è invece Ivan, il cattivo di turno della periferia romana attorno cui ruotano gli sviluppi del racconto.

Detective per Caso è la prova lampante della necessità di concedere libero spazio ad attori affetti da disabilità, non per indossare i panni di personaggi che ricalcano la loro “diversità”, ma per intraprendere ruoli di qualsiasi tipo senza alcuna restrizione. È scoraggiante scoprire il venir meno degli aiuti ministeriali per il sovvenzionamento del film, soprattutto quando, a visione terminata, è facile immaginare lo sviluppo di una serie televisiva di buon successo.

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