Divina Mortis è un mediometraggio di poco più di  trenta minuti, diretto dal teramano Josh Heisenberg, che va a battere un sentiero ultimamente poco intrapreso dalle produzioni di casa nostra: l’Horror, quello autenticamente ispirato.

Divina Mortis è ardente passione per il genere e presunzione di fare un film a tutti i costi e, nonostante il formato penalizzante, riesce a convincere e coinvolgere visivamente attraverso sequenze sanguinose e truculente. 

La vicenda narrata è una cupa storia di monaci fondamentalisti e zombie famelici. In quest’ennesima alba dei morti viventi nella storia dell’umanità cinematografica, un’oscura setta di frati è convinta di poter scongiurare la piaga zombie grazie alla fede cattolica.

La loro arma non è la preghiera, ma una macabra convinzione: la morte avvicina a dio, la morte è la salvezza. Protetti dalle mura del loro convento e trincerati dietro una fede cieca, i monaci nutrono gli zombie, chiusi nelle gabbie, con frattaglie e cadaveri dei malcapitati raccattati intorno al loro monastero. Tra i catturati però ci sono due sorelle che non hanno nessuna intenzione di sottostare ai macabri rituali della setta, ma vogliono solo e disperatamente salvarsi.

Il mediometraggio, scritto dallo stesso regista in collaborazione con Emanuele Di Filippo, dimostra tutto l’attaccamento che gli autori hanno nei confronti del genere horror e soprattutto verso il filone zombie; proprio questa smodata e viscerale passione verso il genere è il punto di forza del prodotto che procede spedito tra rimandi e citazioni ai film e ai fumetti dell’orrore

La religione vista come malattia peggiore dello stesso virus Zombie –e come ulteriore degenerazione mentale dell’umanità– è un buono e sano spunto narrativo. Sebbene non nuovissimo, il tema viene sviluppato con sufficiente originalità e con un timido tentativo di realizzare una messa in scena non canonica e non convenzionale.

Purtroppo la scelta del mediometraggio appare più un’imposizione di budget. Ne deriva qualcosa che non ha una vera e propria struttura e non riesce a compiersi fino in fondo definendo i personaggi e le situazioni. È un peccato… perché le immagini e le sequenze sono davvero belle. Il make-up e gli effetti speciali sono veramente al top e non appaiono mai “low-budget” riuscendo a soddisfare anche l’occhio horror-dipendente.

Il lavoro di Heisenberg (se così si chiama realmente) che viene da un background di videoclip, è girato in maniera pulita e montato in modo netto e accattivante. 

Divina Mortis, anche se non privo di difetti, è come la classica mano zombie che spunta dal terreno vicino alla lapide, è l’inizio di qualcosa che aspetta solo di essere approfondito e completato. La produzione è indipendente, ma la mano del regista è professionale e sicura e questo piccolo mediometraggio prova a riaccendere la fiamma del genere, quasi spenta in Italia dove l’ultimo zombie-movie è l’osannato, ma decisamente inguardabile e quasi proverbiale, E.N.D.

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