E fuori piove è un cortometraggio girato dall’abruzzese Armando De Vincentis, che esordisce con un opera individuale dopo una lunga gavetta come assistente alla regia per autori italiani come Riccardo Milani, Liliana Cavani e Valerio Mieli.

Nella provincia abruzzese la movida non esiste e resta un concetto esclusivo per le grandi città. Quando fuori piove la situazione degenera e diventa ancora più tediosa. I quattro amici Nando (Christian Cappellone), Dolcevita (Carlo Elpidio), Il Saggio (Manuel Borgia) e Giggino (Manuel D’Amario), scorgono una pallida via di fuga dalla noia e partono a bordo di una macchina verso la città più vicina, alla ricerca  di qualcosa che inneschi la serata e le loro vite.  
Il motore romba e il synth fa ondeggiare a ritmo le teste dei protagonisti. Il viaggio ha inizio: da Vasto verso San Salvo Chietino per una birretta e, magari, per incontrare qualche ragazza, ma il temporale imperversa ancora fuori dal finestrino e all’interno delle loro anime uggiose. Quando giungono a destinazione, lo sconforto di partenza deve fare i conti con la desolazione che caratterizza il genere umano… in Abruzzo.

Girato da una troupe in gran parte abruzzese (Emanuele di Filippo alla sceneggiatura, Diego La Chioma alla fotografia, Giampiero Civico al montaggio, Emanuela Cotellessa alla post produzione audio, Eveline Sorge ai costumi e Marco Della Torre all’organizzazione) e recitato interamente in dialetto, E fuori piove si accomoda sulla sensazione di apatia e voglia di riscatto dei giovani della provincia. In questo caso si parla abruzzese, ma il mood e lo slang possono facilmente adattarsi a qualsiasi posto.


I quattro protagonisti hanno ben poco a cui appigliarsi per un sano divertimento. La pulsione di reagire, andare fuori pure se piove, prendere la macchina e tentare una sortita dall’angosciosa, si scontra inevitabilmente con il concetto di comfort zone. La paranoia individuale affiora quando le terga sono chiamate a scollarsi dal sedile posteriore del tedio quotidiano. Tutto il brio iniziale di variare la routine si soglie in una battuta (bellissima): “ma ti puzza la vita?”

Il corto è girato interamente all’interno dell’automobile e percorre le vie del divertimento negato e dello svago inesistente nella provincia italiana. I giovani non riescono a trovare niente di soddisfacente. Ogni sera si riconduce a una consuetudine tragicomica fatta di quattro amici e una macchina. La claustrofobia dell’auto si fa metafora di una realtà stretta dove “il bello della vita” appare dal finestrino appannato dal mal tempo. 

E fuori piove si concentra su un aspetto del vivere in provincia e dipinge uno spaccato trasversale di normalità che, anche se brutta e noisa, lascia immaginare la possibilità di avere a disposizione ancora un altro sabato sera per uscire. Una sorta di procrastinazione del divertimento che non arriverà mai perché, dopotutto, non c’è niente di più tedioso e comicamente deprimente che doversi divertire a tutti i costi. 

 

 

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