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Gimme Danger: Jarmusch racconta gli Stooges in un inno al rock

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Michigan, 1967. I giovani in pieno fermento, le rivolte contro i modelli imposti dalla società, le lotte per i diritti civili. È in questo clima che emerge sulla scena musicale americana una delle rock band più rivoluzionarie della storia: The Stooges. Gimme Danger, il documentario che ne traccia il percorso tortuoso, fatto di successi, cadute rovinose, crisi e rinascita è firmato da uno dei registi più originali della scena mondiale: Jim Jarmusch. Chi altri, d’altronde, poteva raccontare la band capitanata da James Newell Osterberg, meglio noto come Iggy Pop? Un regista che ha saputo raccontare poeticamente storie di outsider, personaggi isolati dal mondo perché immortali, come i vampiri di Solo gli amanti sopravvivono, vittime degli eventi come Roberto Benigni in Dunbailò o catturare la normalità nella vita di una dolce coppia come nel gioiellino Paterson. In ogni caso sempre con umorismo sottile e raffinato, con una predilezione per i musicisti come in Mistery Train e Coffee and Cigarettes con Tom Waits, Joe Strummer, Jack White e lo stesso Iggy Pop.

Congeniale alle sue corde è così questo documentario (o “saggio” come il regista lo definisce), folle e adrenalinico come la band che racconta e omaggia: eccessivi e potenti, The Stooges rappresentano in pieno gli anni che attraversano; Iggy Pop ne è l’essenza, un ragazzo di buona famiglia che si dimena a dorso nudo sul palco, nelle sue celebri danze “isteriche”, a volte ferendosi e sanguinando, altre volte gettandosi tra le braccia del suo pubblico e diventando così l’antesignano dello “stage diving”. E così lo vediamo ancora a 70 anni, il fisico asciutto, muscoloso, la stessa energia a ripescare dalla memoria gli aneddoti più pazzi, a riflettere su quello che la sua generazione era, su ciò che The Stooges hanno rappresentato. Non una semplice rock band ma un concentrato di istinto, psichedelia, blues, R&B, free jazz, sperimentazione che ha ispirato numerose band a venire, la cultura e la moda, suggestionati a loro volta dall’incontro con artisti del calibro di Nico dei Velvet Underground, John Cale, Andy Warhol e David Bowie.

Jarmusch ripesca i prodotti mediatici, musicali, cinematografici che hanno influenzato gli anni della formazione e della giovinezza di questi ragazzi del Michigan che inconsapevolmente hanno cambiato il modo di concepire il rock, e lo fa mescolando e accostando sagacemente e sempre con quel pizzico irresistibile di poesia queste immagini a quelle inedite della band, alle interviste, agli audio in sala si registrazione, ai video di repertorio dei concerti, performance provocatorie, d’impatto, osannati dalla folla che accoglieva tra le braccia l’ “Iguana” del rock.

La musica è la vita e la vita non è in vendita, così Iggy Pop nel suo discorso di ringraziamento per l’inserimento degli Stooges nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2005: una frase che rispecchia in pieno l’anima e la carriera di questa band controcorrente, incapace di farsi imprigionare in degli schemi preconfezionati, di farsi “dirigere” dai produttori, capaci di toccare il fondo e di risorgere dalle loro ceneri, consapevoli di essere e rimanere per sempre tra le leggende del rock.

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