Con il piano sequenza che apre le danze di Gloria Bell il regista cileno Sebastián Lelio cerca la protagonista scrutando lentamente la folla di un night club. Il movimento preciso e senza sbavature della macchina da presa lascia intendere il desiderio di sottrarre la donna dall’anonimato della moltitudine concentrata sulla pista da ballo e lungo il bancone del bar. Così Gloria diventa il fulcro portante di un’opera che con ironia e vitale leggerezza affronta uno dei periodi più problematici dell’universo femminile.

Gloria (Julianne Moore) ha cinquant’anni, due figli adulti e un divorzio alle spalle. Nonostante la solitudine e la routine del lavoro, la donna crede ancora nell’amore e continua a divertirsi frequentando i club di Los Angeles. Durante una notte in discoteca Gloria conosce Arnold (John Turturro) con cui instaura una complicata relazione che stravolge il mondo di entrambi.

In Gloria Bell Lelio entra con discrezione e profonda ammirazione nella vita della protagonista che già aveva incontrato in Gloria. Nel film del 2013 la donna però vive a Santiago del Cile “incastrata” tra una generazione che ha ormai perso il suo ruolo nella società e un’altra che invece non riesce a trovarlo.
Gloria Bell è la trasposizione a stelle e strisce dello spirito giovanile di una donna di mezz’età alla ricerca del significato della propria esistenza.

Lelio mette da parte i fantasmi della dittatura militare e delle rivolte studentesche represse nel sangue per concentrarsi sui colori intensi e crepuscolari di una Los Angeles apatica e inerme.
Durante l’era Trump e nel bel mezzo della campagna #MeToo inizia una sorta di guerra silenziosa tra un uomo sempre pronto ad allontanarsi nei momenti meno opportuni e una donna, apparentemente ingenua e immatura, ma di fatto estremamente coraggiosa nel ridefinire la propria identità.

La sceneggiatura di Gloria Bell mette in risalto il contrasto tra individui agli antipodi per carattere ed estrazione sociale, trovando gli spunti migliori nelle gioie e nei dolori del loro rapporto. Con il volto diafano e gli occhiali fuori moda la Moore si fa portavoce universale di una donna sempre pronta a rialzarsi con grande dignità anche dopo la peggiore delle cadute, mentre Turturro maschera abilmente il disagio di un uomo tormentato da un passato da cui non sa prendere le distanze.

Anche Lelio non abbandona mai lo sguardo su Gloria e sul suo sorriso contagioso, giocando al contempo con l’ironia del personaggio e la nostalgia provata dalla donna per i momenti irripetibili della sua vita. Sembra quasi che il regista di Disobedience costringa la protagonista a un circolo vizioso partorito dalla noia a cui però la donna non vuole sottostare, dimostrando che il miglior modo per manifestare il proprio dissenso è quello di continuare a ballare, anche se da sola.

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