La nostalgia per gli anni ’80 continua a dare i suoi frutti in tv e questa “mania” non sembra volersi arrestare. Fortunatamente! Solo qualche giorno fa è stato lanciato da Netflix il teaser della seconda stagione della serie di fantascienza Stranger Things che tornerà sulla piattaforma con le nuove puntate a partire dal 27 ottobre. Ambientato nel 1983 strizza l’occhio a Stand by me di Stephen King, a I Goonies e a E.T. di Steven Spielberg solo per fare qualche esempio. Per non parlare di una delle protagoniste della serie: Winona Ryder che proprio negli anni ’80 raggiunse l’apice del successo.

Netflix ci riprova e fa di nuovo centro, stavolta proponendo un prodotto insolito, su un argomento poco scandagliato: il wrestling femminile. Lo fa con GLOW, disponibile dal 23 giugno che, come precisato dalle creatrici della serie Liz Flahive e Carly Mensch (collaboratrice storica di Jenji Kohan di Orange is the new Black) si ispira liberamente all’omonimo show andato in onda negli Usa nella seconda metà degli anni ’80.

GLOW (Acronimo di Gorgeous Ladies of Wrestling) si presenta in questo senso come una meta-serie a tutti gli effetti raccontando la genesi, gli sviluppi e la produzione di un programma tv. Dire che è solo questo sarebbe riduttivo perché quello che viene fuori è un ritratto brillante e sarcastico del clima sociale, politico e culturale di quegli anni oltre a lustrini, spalline, cotonature e colori sgargianti.

Siamo precisamente nel 1985, l’attrice sfigata e squattrinata Ruth Wilder (Alison Brie) non riesce ad accaparrarsi neanche una piccola parte in una soap opera. Avvilita, ma senza darsi per vinta, la ragazza decide di partecipare a uno strano casting su un nuovo programma tv: GLOW appunto. Sulla scia del successo del wrestling maschile il regista fallito Sam Sylvia (Marc Maron) e il giovane produttore Sebastian “Bash” Howard (Chris Lowell) sperano di sfondare facendo lottare delle donne. Ruth così si trova a confrontarsi con ragazze dalle personalità molto diverse, lottando in tutti i modi per emergere. Sono donne caparbie ma schiacciate dall’egemonia maschile che, nonostante la rivoluzione sessuale avvenuta un decennio prima, le relegava a ruoli secondari e irrilevanti, proprio come accade a Ruth nella prima scena del Pilot.

Episodio dopo episodio queste ragazze si dimostreranno capaci più degli uomini, frignoni e confusionari, in un ambiente che non appartiene loro, prendendo decisioni molto importanti per portare avanti un progetto così insolito. In questo modo rappresentano pienamente quel “girl power” protagonista indiscusso ormai da tempo del piccolo schermo: da il già citato Orange is the new Black, a House of cards, da Jessica Jones a The Crown fino a Scandal.

Ognuna delle aspiranti wrestler dovrà creare un proprio personaggio fortemente caricaturale scontrandosi con le avversarie a colpi di battute politicamente scorrette e lotte coreografate: e così Rhonda “Britannica” si batterà con la “terrorista Beirut”; due personificazioni del Ku Klux Klan verranno sconfitte da due arrabbiatissime afroamericane …

E infine c’è lo scontro “totale”: quello tra Ruth e la sua ormai ex migliore amica Debbie Eagan (Betty Gilpin) che vestono i panni (strizzatissimi) rispettivamente del “terrore sovietico” “Zoya la Destroya” (dall’irresistibile accento russo) e della raffigurazione in “curve e ossa” del sogno americano “Liberty Belle”. E che cos’è questo se non una versione al femminile del match “storico” tra Rocky Balboa e Ivan Drago in Rocky IV uscito nelle sale guarda caso proprio nel 1985? In piena guerra fredda questo film cult ha rappresentato idealmente la lotta tra Usa e Unione Sovietica e la supremazia della prima sulla seconda con la vittoria gloriosa di Rocky su Drago. L’emblema della cultura americana di trent’anni fa, ma che non è poi così lontana da quella di oggi.

In GLOW si respira a pieno questo clima che viene rappresentato però in maniera parodistica: anche Zoya simboleggia il nemico russo che sarà annientato per mano di “Miss America”:

“Arrenditi Zoya! Gli americani non rinunceranno mai alla propria libertà!”

“Puttana capitalista!”

“La guerra fredda non è stata mai così sexy!”

commenta Sam durante un match, con il pubblico in visibilio per Liberty Bell.

Anche il personaggio dello scorbutico regista Sam Sylvia rappresenta parte della cultura anni ’80: quella in declino precisamente. Sam infatti è un regista di b-movie, genere che proprio in quel periodo si avvia sul viale del tramonto. Così Sylvia, al verde e alcolizzato, punta tutto su GLOW e su un futuro film, sempre trash, che, purtroppo, scopre ben presto essere molto simile a uno dei successi di quell’anno: Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. Un film che è considerato molto più di un cult insieme a parte della produzione filmica e televisiva di quel periodo come i Ghostbusters, Miami Vice, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, A-TEAM solo per citarne alcuni. Punti di riferimento e fonti d’ispirazione per il mercato dell’audiovisivo di oggi (di cui GLOW è uno degli esempi meglio riusciti) e, forse, per molto tempo a venire.

 

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