“It’s not tv, it’ HBO” recitava un vecchio slogan di qualche anno fa. Il canale via cavo più noto al mondo nel 2018 cerca di mettersi di nuovo in discussione con Mosaic e Here and Now, due creazioni seriali con le quali sperimenta e seppure i prodotti siano molto diversi tra loro, entrambi sono figli dei nostri tempi.

Mosaic è una miniserie in sei parti diretta da Steven Soderbergh e con protagonista Sharon Stone nei panni della vittima dell’assassinio al centro del telefilm. Fin qui nulla di eccezionale, dati i talenti cinematografici coinvolti, se non fosse che la serie è nata dal videogioco omonimo, creato e sviluppato dallo stesso Soderbergh, pubblicato l’8 novembre 2017 per iOS e il 21 novembre per Android. Soderbergh sembra proprio amare le nuove tecnologie: se alla Berlinale appena conclusasi ha presentato il suo Unsane, film girato interamente con uno smartphone, in tv con Mosaic propone qualcosa di interattivo per lo spettatore.

Il videogame permetteva al giocatore di scegliere la prospettiva con cui seguire le indagini, la trama e i suoi sviluppi, senza modificarne però l’epilogo; vi era anche una sezione “Scoperte”: email, news, caselle vocali, rapporti di polizia e altro per aiutare l’utente ad arrivare alla soluzione del caso. La versione televisiva andata in onda su HBO negli Usa ha mantenuto in parte l’aspetto interattivo per lo spettatore mentre la versione italiana trasmessa da Sky Atlantic non ha avuto questo “dialogo” tra autore e spettatore, ma ciò non ha tolto il piacere del giallo al centro di Mosaic. Proprio come un mosaico, appunto, il ruolo di chi guarda è quello di detective chiamato in causa, di rimettere insieme i pezzi del puzzle di quella fatidica notte di Capodanno e capire cosa è successo al personaggio della Stone.

Quest’ultima interpreta l’odiosa, egocentrica Olivia Lake, prima autrice di libri per bambini di successo e ora donna terrorizzata all’idea di invecchiare e che per questo si circonda di uomini più giovani, senza necessariamente andarci a letto. Proprio loro, gli uomini della sua vita, diverranno il perno su cui verteranno le indagini, fulcro dei punti di vista diversi e contrapposti messi davanti allo spettatore insieme ai vari indizi. Quasi a chiedere a noi attraverso la tv il colpevole, appena prima della risoluzione, come faceva esplicitamente Ellery Queen. Ed è proprio in questo gusto nel dare importanza tanto ai personaggi quanto alla trama in sé, e ai dettagli della macchina da presa, che divengono di fatto indizi, che Soderbergh sembra pescare dal miglior giallo, in un’opera simile per tensione, piani temporali e colpi di scena a Gone Girl. Il pregio e anche il difetto di Mosaic è proprio la sua struttura narrativa a spirale, che può risultare a tratti macchinosa e poco fluida, proprio come in Ocean’s Twelve. Dato il consenso abbastanza ampio di critica, sia per Soderbergh che per la Stone, il cineasta pare avere già in sviluppo altri due progetti interattivi al momento senza nome basati sulla stessa piattaforma creata per Mosaic e non dimentichiamo che non è stata la sua prima volta televisiva: ha diretto, in passato, il film tv per HBO Behind the Candelabra su Liberace e interamente le due stagioni della serie tv The Knick, il medical period drama creato da Steven Knight (Peaky Blinders) per Cinemax (consociata di HBO).

“Guardo al grande esperimento che è la nostra famiglia” dice il patriarca dei Boatwright Greg alla famiglia riunita per il suo compleanno. Ed è proprio un “esperimento nell’esperimento” Here and Now – Una famiglia americana, il nuovo drama creato da Alan Ball per HBO. Ball “torna a casa” quattro anni dopo la parentesi soprannaturale di True Blood ma soprattutto 13 anni dopo quella pietra miliare della televisione che è ancora oggi Six Feet Under, e a cui Here and Now deve molto. Figlio della filosofia e della letteratura new age, ma soprattutto dell’apertura ai massimi livelli verso le persone di razze e orientamenti sessuali diversi, il nuovo family drama rappresenta la quintessenza, come dice il sottotitolo, della famiglia americana progressista. Se pensiamo al background attuale che l’America di Trump sta vivendo, fatto di isolazionismo e chiusura all’immigrazione, la necessità di raccontare l’apertura sociale, sessuale, politica attraverso storie come questa (o di quella di Black Panther) sembra divenire lo strumento per mostrare al mondo e agli statunitensi in primis che “un’altra America è possibile”.

Greg e Audrey (Tim Robbins e Holly Hunter) sono benestanti e hanno una figlia naturale diciassettenne, ma hanno anche adottato tre ragazzi provenienti da altre culture, dalla Liberia, dal Vietnam e dalla Colombia. Sono due genitori aperti alla sessualità e al dialogo, eppure un evento al limite del soprannaturale metterà in crisi le fondamenta del loro legame. Ed è proprio in questo elemento che Ball sembra attingere dalla sua precedente esperienza in True Blood ma strizzando maggiormente l’occhio alle domande esistenziali di The Leftovers. Ramon, il figlio colombiano, inizia ad avere delle strane visioni riguardati il numero 11 e questo scatenerà una messa in discussione della propria vita per tutti i membri della famiglia. I Boatwright sono pieni di contraddizioni, di amore sincero e di desiderio di fuga allo stesso tempo, ricordando i Fisher per come portavano gli spettatori a grande e profonde riflessioni alla fine di ogni episodio.

Il pregio e il difetto di Here and Now è proprio questo suo essere pieno zeppo di temi, di contenuti, di punti di vista progressisti, con il rischio di perdere per strada lo spettatore e di farsi troppo portavoce e poco narratore di finzione, che è l’elemento primario ancor più in tv che al cinema.

Forse è proprio in questo guidare lo spettatore che si basa il nuovo trend della HBO, tra Mosaic e Here and Now, ma anche il successone Big Little Lies se ci riflettiamo un attimo. C’è bisogno di un giallo da risolvere, un mistero da svelare, sia esso esistenziale, familiare, criminale, personale o di altra natura: scegliete voi, l’importante è che non perdiate il viaggio.

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