Hellboy, basato sulla strafamosa grafic novel di Mike Mignola, torna al cinema dopo i due film di Guillermo del Toro (datati 2004 e 2008) con la regia di Neil Marshall.
Sempre a metà strada tra l’umano e il sovrannaturale, questa volta l’indiavolato supereroe si scontra con la regina assoluta del male, un’antica strega che si riconnette con la tradizione medievale e bretone. 
Un ritorno all’azione, gore e violento come non mai. Tuttavia la storia un po’ troppo spicciola e confusa, caratterizzata dall’avvicendarsi di personaggi improbabili, lo rende quasi grossolano e cafone. Bisogna però concedere una chance (di visione) all’Hellboy del 2019 e inquadrarlo per quello che è: un film evidentemente cucito per i giovani odierni, la iGeneration.

Hellboy – trama 

Tutto comincia secoli prima della demoniaca nascita di Hellboy. Una potentissima e immortale Regina di Sangue, Nimue, viene fatta letteralmente a pezzi da Re Artù in persona che ordina la sepoltura delle sue defunte (ma ancora macabramente vitali) membra in giro per l’Europa. Poi si torna ai giorni nostri, con Hellboy sempre impegnato tra demoni malvagi e sbornie clamorose. Il dissidio del personaggio rimane quello di sempre: essere un cattivo per nascita che combatte il male per vocazione… e per il B.P.R.D (Bureau for Paranormal Research and Defense). 
Il primo demone che incontra sulla via della sua nuova missione è Gruagach, un famelico cinghiale dalla forza disumana che rimette insieme i pezzi umani di Nimue per permetterle di tornare a dominare con la distruzione. Tra lotte con mitologici giganti, mutilazioni e truculenza a tinte fosche, Hellboy incontra anche quelli che saranno i suoi aiutanti: la giovane medium Alice e un agente del corpo speciale M11 –che i conoscitori dell’universo fumettistico di Mike Mignola conoscono già– Ben Daimio.
Lo scontro finale con Nimue è senza esclusione di colpi e coinvolge Hellboy anche dal punto di vista sentimentale e degli affetti, visto che ora viene messa in dubbio la sua appartenenza al mondo umano e s’insinua in lui il pensiero di abbracciare in toto i suoi istinti satanici.
Hellboy

Hellboy – recensione

Il mito di Anung Un Rama, conosciuto anche come Red o semplicemente Hellboy, risorge ancora una volta nell’anno in cui il mondo è letteralmente invaso da remake, reboot, supereroi, omaggi e spin-off. La sua rievocazione è affidata a una messa in scena esagerata volta a enfatizzare al massimo le diversità di questo personaggio che si distacca –e si è sempre distaccato– dalla classica trattazione dei salvatori dell’umanità. 
Nel film di Neil Marshall viene dato spazio anche agli aspetti famigliari del personaggio che si raffronta anche con il padre adottivo e le problematiche relative alla sua genesi, ma questo non è sufficiente a rendere il protagonista sfaccettato. Il ruolo di Hellboy è affidato all’attore David Harbour (lo scorbutico capo della polizia di Stranger Things) che sostituisce l’insostituibile Ron Perlman e che, dopotutto, riesce a convincere sotto il peso del make-up e degli effetti speciali.
Quello di cui non ci si capacita è la caotica regia di Marshall che dirompe come un pugno in piena faccia, scena dopo scena. Le sequenze si rincorrono l’una dentro l’altra senza un preciso ordine visuale. La distruzione è ovunque e si perpetua in dense evoluzioni di computer grafica che rendono il prodotto finale di un pacchiano sconfinato. La commistione di cinema d’azione, horror e fantasy prende però una piega assurdamente convincente nelle scene gore e splatter che mostrano cadaveri smembrati, teste che esplodono, sangue e budella dappertutto. 
Hellboy di Neil Marshall sembrerebbe più un mockbuster parodistico dei film di Del Toro, grazie soprattutto al larghissimo uso della CGI e della fotografia rudemente marcata e post-prodotta, anche se se gli intenti produttivi non erano esattamente questi. Hellboy

Hellboy – un mappazzone per una generazione 

Pur essendo indubbiamente commerciale, durante la visione del film capita più volte di chiedersi “ma perché?”. Ovvero, quali sono le frontiere di guadagno intraviste dalla produzione che ha investito circa 50 milioni di dollari (budget stimato, fonte IMDB) per questo nuovo Hellboy cinematografico?
Analizzando i tempi, i ritmi e le scelte stilistiche del film si potrebbe quasi dire che il cult di Mike Mignola sia stato trasposto ad hoc per gli adolescenti e i preadolescenti di oggi. E quello che a noi (vecchi?) appare di cattivo gusto potrebbe trovare conferma negli studi generazionali…
Disattenti, superstimolati, velocissimi, creativi e multitasking. Sono i giovani della Generazione Z o iGeneration o, ancor più semplicemente, gli GenZ. Sembra proprio che il moderno Hellboy voglia incontrare il loro gusto e le loro esigenze di visione. Il film lavora proprio su immagini esagerate che ben si prestano alla rielaborazione e rilettura di gruppo. Tutto molto social, tutto molto meme.
Il montaggio serratissimo e i cambi di scena repentini spostano i protagonisti del film da una parte all’altra della cartina geografica e della storia umana con una naturalezza tale da spiazzare quasi tutti gli spettatori over 25. 
Un altro elemento chiave, soprattutto se rapportato alle peculiarità della fascia 10-23 anni, è il citazionismo. In Hellboy moltissime situazioni e battute rimandano a altri universi filmici, immaginari della serialità o prodotti mediali che sono veri e propri topic generazionali. Si susseguono dunque continui riferimenti alla saga di Herry Potter, a Merlin, agli Avangers, a The Thick, ecc… ma i richiami più presenti sono ai prodotti “multigenere” stile Stranger Things e al comune scenario action-creepy-fantasy evocato. 
Allo stesso tempo l’operazione nostalgia per i cultori dell’Hellboy di Del Toro è giusto appena accennata, quasi a voler dire ai vecchi cari Millennials –che lamentano una virata quasi trash del personaggio– che ora sono semplicemente fuori target! 

Insomma prima di bocciare Hellboy di Neil Marshall riflettiamo su quanto siamo vecchi.

Trailer Hellboy

Hellboy

Hellboy

Regia: Neil Marshall 
Interpreti: David Harbour, Milla Jovovich, Ian McShane
Sasha Lane e Daniel Dae Kim
Produzione: Summit Entertainment, Millennium Films, Campbell Grobman Films (as CB Films), Dark Horse Entertainment, Lawrence Gordon Productions
Data di uscita: 11 aprile 2019
Durata:  120 min. 

Print Friendly, PDF & Email