Fin dalle prime immagini sullo schermo de Il Miracolo, la nuova produzione originale Sky dall’8 maggio su Sky Atlantic HD, si capisce che siamo di fronte ad un altro tipo di serialità italiana. Una serialità che coniuga perfettamente l’“insegnamento” americano e la nuova qualità nostrana iniziata con Gomorra La Serie.

Foto di scena – © Antonello&Montesi

Ci sono tantissimi elementi che saltano all’occhio e confermano quest’impressione man mano che i primi due episodi scorrono: i prologhi (ovvero le scene pre-sigla) impostano da subito l’atmosfera disturbante e soprattutto ricca di climax ascendente che ci porterà fino a fine puntata. Per gran parte dell’episodio pilota infatti non capiamo bene a cosa stiamo assistendo e dove questa storia ci porterà, ma allo stesso tempo non vediamo l’ora di scoprirlo, ed è questa la forza più grande della serialità “pura”.

Se produzioni precedenti come Romanzo Criminale, Gomorra, 1992 e Dov’è Mario? impostavano da subito il genere e la storia di appartenenza, in questo caso non capiamo bene a che genere sottoscrivere ciò che stiamo vedendo, e questo è un altro dei punti di forza della serie tv.

Il Miracolo è infatti un ibrido – non è un serial familiare, politico, soprannaturale, crime – ma è più della somma delle sue parti.

Il miracolo del titolo è ciò a cui sono messi di fronte i protagonisti della prima esperienza audiovisiva per Niccolò Ammaniti: in precedenza molti suoi romanzi sono stati adattati per il grande schermo, ma mai con la sua regia o supervisione alla sceneggiatura; in questo caso invece l’autore si è messo in gioco come showrunner, alla guida di Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises, e dietro la macchina da presa insieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. I personaggi sono sfaccettati come il telefilm stesso, pieni di chiaroscuri, e si muovono su uno scenario attuale. Ci sono il premier Fabrizio (una buona prova attoriale di Guido Caprino), non credente e per questo molto scettico su quanto ha davanti i propri occhi; la moglie Sole (un personaggio in odore dell’ottima prova di Miriam Leone in 1992), a cui va stretto il proprio ruolo di first lady, ed è “molte donne in una”; Marcello, un prete sui generis erotomane e dedito ai “peccati della carne” che sta vivendo una profonda crisi di fede e proprio in questo “miracolo” vede una possibile speranza di redenzione; Clelia, l’amore del liceo di Marcello che sembra non averlo dimenticato e si ostina a volerlo convertire alla retta via. Abbiamo anche le indagini sul mistero dietro a questo fantomatico miracolo, condotte dal generale Votta, a capo delle indagini e da Sandra, una biologa incaricata di seguire le analisi: entrambi sono persone di scienza ma anche di fede, soprattutto la giovane donna che ha la madre paralizzata da anni e spera, appunto, in un miracolo.

Foto di scena – © Antonello&Montesi

Ecco un altro elemento molto americano: l’eterno conflitto fra scienza e fede, che serie come Lost e The Leftovers (quest’ultima di ispirazione per Ammaniti, guarda caso) hanno saputo ben analizzare ed approfondire: su questo binomio Ammaniti costruisce ad arte un mistero ricchissimo, ancestrale e fautore di domande esistenziali nella coscienza del pubblico. A cosa dobbiamo credere? A ciò che è tangibile o a ciò che non si può spiegare?

La stessa sigla d’apertura altamente evocativa, sia per le immagini che per il brano scelto, “Il Mondo”, mette subito lo spettatore nel giusto mood di ciò che sta per vedere. A proposito di musica, studiatissimo è anche il lavoro tecnico sulla colonna sonora, mix di composizioni originali ambient di Murcof e grandi classici della musica italiana. Ottima la resa visiva e della fotografia che, dopo i “passi falsi” di 1992, recupera quanto fatto in Gomorra La Serie.

Nulla è insomma lasciato al caso ne Il Miracolo, o forse sarà proprio il Caso a darci le risposte che cerchiamo.

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