Showrum, Cinema rum

Leonardo Pinto, fondatore e direttore di ShowRUM

Al cinema, tra le pagine di un libro o nel bar di un grande Hotel il drink spesso è parte integrante, per non dire fondante, di un personaggio “di genere”.
Leonardo Pinto, direttore del festival ShowRUM – Italian Rum Festival e autore del libro “Il mondo del rum”, ci spiega però che è un errore relegarlo a mero oggetto di scena o complemento d’arredo cinematografico e in questa breve intervista ci racconta anche il rapporto tra il mondo del beverage e quello del cinema. 

Al cinema abbiamo visto Jeff Bridges/Lebowski prepararsi un white russian, la procedura è corretta o la ricetta è stata modificata per fini cinematografici? Accade spesso che ci siano errori o variazioni nella preparazione di un cocktail per esigenze di scena?

Quando si va nel mondo del cinema, la preparazione del drink molto spesso deve sottostare ad esigenze cinematografiche. Le proporzioni assolutamente casuali e lo stirring doverosamente con le dita di Jeff Bridges di certo non sono l’esempio da seguire per preparare un white russian dietro un banco bar. È più un modo di caratterizzare il personaggio e legarlo ad un particolare tipo di bevuta, come spesso accade nel mondo del cinema. Basti pensare ai martini cocktail preparati nei salotti, ai drink preparati nei locali che molto spesso esulano dalla preparazione vera e propria per focalizzarsi sulla presentazione finale del drink al banco, come fosse parte dell’arredamento di scena.

Un altro cult è il Vodka Martini dell’Agente 007, ma se avesse bevuto un rum quale sarebbe stato?

James Bond ha bevuto un pò tutto nei vari episodi della saga, è uno dei personaggi forse più affascinanti per il mondo beverage. Prima si parlava di drink presenti nei film per mere esigenze di scena; ecco nel caso di 007 invece in alcune circostanze il drink diventa un simbolo e racchiude un significato narrativo più profondo. Emblematico ad esempio in Operazione Tuono la scena in cui Emilio Largo, ospitando James Bond a Palmyra, gli offre da bere un Rum Collins. Il rum collins o ron collins è una variazione base rum di un classico della miscelazione noto come Tom Collins, in cui al gin viene sostituito il rum, che in quel periodo pare fosse molto popolare nella Cuba castrista. Analizzando da un punto di vista simbolico questo gesto, Emilio Largo sottolinea la sua rivalità verso ciò che Bond rappresenta, ovvero l’America, utilizzando un drink proveniente da una delle zone che in quel momento erano maggiormente anti americane.

ShowRUM, il festival di successo che hai ideato e che da sei edizioni invita tutti alla cultura del rum, sembra avere qualcosa in comune con i grandi festival internazionali di cinema. Da un lato industria e mercato, dall’altro i curiosi e gli appassionati. Un nuovo prodotto, cinematografico o beverage, può arrivare da solo al pubblico senza il “trampolino di lancio” di un festival?

Si, certo, anche se in modo diverso. Far arrivare al pubblico un nuovo prodotto è possibile attraverso campagne di marketing sui media e, nel caso del beverage ad esempio, anche sul territorio. La differenza rispetto ad un festival sono da un lato i costi, dall’altro il target. Partecipare ad un festival, seppur il prodotto non è al centro della scena come nel caso precedente, permette di raggiungere un gran numero di persone ad un costo ridotto rispetto ad una campagna di marketing ad hoc, inoltre un festival generalmente è una panoramica di settore e non si focalizza nello specifico su un solo filone, questo gli permette di attirare una fetta di consumatori anche da mercati complementari. Per chiarire meglio cosa intendo, un rum, ad esempio a ShowRUM, ha la possibilità di incontrare anche una fetta di consumatori e professionisti che magari ha abitudini diverse di bevuta, come potrebbero essere i bevitori fedeli di brandy o di whisky, allettati a partecipare ad una rassegna per ampliare la propria conoscenza, ma probabilmente più difficilmente allettati da una campagna ad hoc sul singolo prodotto. Tutte le news sul festival le trovate sul sito ufficiale del festival, www.showrum.it

Quanto è diverso il rum in commercio oggi da quello dei pirati del 1700? Beviamo la stessa cosa di Jack Sparrow?

Analizzando l’evoluzione del prodotto solo negli ultimi due decenni, data dal progresso tecnologico sia sul trattamento della materia prima che sul processo di produzione, posso ipotizzare di no, anche se il rum nei secoli ha comunque mantenuto la sua anima ed il suo retaggio culturale. In questo senso si, beviamo ancora il distillato dei pirati, dei marinai, dell’epoca coloniale, degli schiavi delle piantagioni, dei popoli tropicali… ed è questo che gli regala quel fascino al cui cospetto non è possibile rimanere impassibili.

 

 

 

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