6 gennaio 1994. Dopo una sessione di allenamento per i Campionati Nazionali al Cobo Arena di Detroit, la pattinatrice americana Nancy Kerrigan viene colpita da uno sconosciuto con un manganello. Costretta al ritiro per le lesioni riportate al ginocchio, il titolo viene conquistato da Tonya Harding, nota per l’esecuzione del difficilissimo triplo salto axel. Ma dalle indagini emerge che il marito della vincitrice, Jeff Gillooly, avrebbe pagato l’aggressore per mettere k.o. la rivale della moglie, in vista dei Giochi Olimpici Invernali. L’incidente, che ha portato all’attenzione internazionale le migliori leve a stelle e strisce del pattinaggio artistico su ghiaccio, rappresenta il climax di I,Tonya, un biopic su Tonya Harding diretto da Craig Gillespie in cui commedia e dramma incontrano il miglior humour nero.

Nonostante la disponibilità di un ingente quantitativo di registrazioni originali, il regista di Lars e Una Ragazza Tutta Sua costruisce finte interviste a Tonya Harding (Margot Robbie), Jeff Gillooly (Sebastian Sean), LaVona Golden (Allison Janney) e Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser).

La pellicola inizia infatti in perfetto stile mockumentary dal sapore quasi andersoniano per poi proseguire a ritroso attraverso i vari “flashback” lanciati dai personaggi e che rappresentano lo scheletro di I,Tonya, sostenuto da una colonna sonora rock-pop anni ottanta e novanta che esalta l’aspetto parodico degli eventi.

Grazie all’algida atmosfera e alla sensazione opprimente suggerita dalla fotografia di Nicolas Karakatsanis, è possibile intravedere un vago rimando a Fargo dei Fratelli Coen, sebbene la forma scelta dal regista australiano sia meno rarefatta. A ciò si aggiunge la presenza di figure che agiscono sul filo della stupidità, talmente incapaci di far tesoro degli errori da aumentarne la gravità in breve tempo. La sceneggiatura di Steven Rogers offre un’esplicita riflessione sul racconto spesso distorto dei media e ricorda che ogni vicenda possiede molteplici sfumature da cogliere.

Tra l’eleganza dei volteggi sulle piste e la violenza dei battibecchi di madre e figlia in privato, interpretate da due attrici in stato di grazia, la macchina da presa asseconda puntualmente i morbidi movimenti sul ghiaccio e i ritmi nevrotici dei frangenti più concitati.

I riferimenti alla regia scorsesiana, come la frequente rottura della quarta parete, mostrano una vita fatta di stenti, sacrifici e lotte familiari attraverso uno sguardo cinico. Infine I,Tonya denuncia la scomparsa della meritocrazia nello sport in favore della celebrazione dell’immagine, un dato di fatto da cui la vera Harding riparte col cuore infranto per sopravvivere in un’America bisognosa di eroi da amare e di perdenti da odiare.

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