Un autotrasportatore attraversa una landa desolata del Tibet con il suo carico da portare a destinazione quando investe accidentalmente una capra. Ora la sua missione è scaricare le merci e rendere onore all’animale morto, affidandolo alla benedizione di un monaco buddista in un monastero. L’autotrasportatore si chiama Jinpa, questo nome glielo diede un Lama. 
Un mendicane coperto di stracci attraversa la stessa landa desolata del Tibet quando incontra l’autotrasportatore che ha una capra morta nel suo camion e che gli dà un passaggio. Ha un’ingombrante decisione nel cuore: uccidere l’uomo che assassinò suo padre e consacrare finalmente la sua vendetta. Il mendicante si chiama Jinpa e il nome glielo diede un Lama. Venezia 75. Jimpa. Pema Tseden

Jinpa
è un film sull’illuminazione e sul risveglio, recita la locandina. Il regista tibetano Pema Tseden imperla di saggezza buddista e di riflessioni il cielo gelato sotto cui si svolge questa storia dal retrogusto pulp, ma sviluppato secondo l’antica ricetta compositiva del western. 
Un uomo va a compiere la sua missione, ne incontra un altro e ne assorbe il destino. 
La narrazione si snocciola in pochissimi cambi di scena in cui la fotografia degrada dalle fluorescenze dell’altopiano tibetano ai chiaroscuri delle bettole di paese. Citazioni artistiche e cinematografiche affiancano angolazioni singolari della macchina da presa, studiate per impreziosire il racconto e dilatarne i tempi fino alla contemplazione ascetica dell’inquadratura. 
L’altissimo prodotto artistico di Pema Tseden ci fa riflettere sul valore visivo e interiore di una cinematografia lontanissima dalla nostra distribuzione in sala, che addirittura produce un film con un aspetto 4:3 ancorato alla metafisica dell’estremo oriente. Questa pellicola assorbe lo sguardo e l’animo dello spettatore convogliandone i sensi in una dimensione ultra-visiva, quasi ipnotica, mentre il protagonista guida il suo camion e compie le soste previste dal suo destino.
Jinpa. Cinema asiatico. Film tibetanoDietro all’apparato produttivo di Jinpa c’è il regista cinese Wong Kar Wai che lo porta fino al 75° Festival di Venezia. Questo piccolo ma meraviglioso film è un on the road filosofico e meditativo che smuove la spiritualità dello spettatore catturandone lo sguardo come un mandala coloratissimo e geometricamente perfetto.

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