“Le donne non pugnalano” “Non essere sessista, anche gli uomini si curano” sono solo due esempi di dialogo, durante il primo episodio della seconda stagione di Killing Eve, di come questa serie abbia sovvertito ogni regola di genere.
Si dice spesso che nelle spy story nulla è come sembra, ma in questo caso vale per tutti gli aspetti della storia raccontata.

In questa thriller dramedy di BBC America la creatrice Phoebe Waller-Bridge usa lo humour nero britannico come un pugnale dalla lama affilata che stuzzica e strappa una risata nel momento più drammatico, facendo saltare sulla sedia i propri spettatori, creando un disturbante quanto entusiasmante attrito di sensazioni durante la visione.

La seconda stagione, che TIMVision porta in contemporanea USA dall’8 aprile, riparte 30 secondi dopo il finale del ciclo inaugurale, come riporta il cartello iniziale. Tutto l’episodio si snoda sul prosieguo delle vite delle due donne protagoniste dopo che si sono scontrate e sul loro essere oramai interconnesse l’una all’altra, che la Eve del titolo voglia ammetterlo oppure no.

All About Killing Eve


Il “gioco del gatto col topo” tra serial killer e agente che lo insegue, reso celebre da altri telefilm come The Fall o The Catch, è storia vecchia, ma se di solito gli sceneggiatori optano per due sessi opposti da far scontrare, per unire all’attrazione intellettiva anche quella fisica, Waller-Bridge sovverte le regole e mette al centro due donne forti, determinate, cocciute e istintive, senza per questo rinunciare all’attrazione.
Due esseri complessi che sono più o meno consapevoli delle proprie scelte. Da un lato Villanelle (Jodie Corner), un “nome d’arte” da profumo francese, un passato ovviamente ricco di misteri sulle sue origini, assassina di fama internazionale che sembra stia agendo per conto dei misteriosi Dodici (la classica società segreta dietro le quinte). Dall’altro Eve Polastri (Sandra Oh), agente dell’MI5 dipendente dal lavoro e dall’adrenalina che le provoca anche quando è in pericolo di vita o di morte, con un marito amorevole che la aspetta a casa paziente; una volta scoperta l’identità di Villanelle, Eve sembra diventarne ossessionata, almeno tanto quanto la fissazione di Villanelle per la sua inseguitrice.


Nella seconda stagione di Killing Eve – ora che le due si sono incontrate e scontrate per mezzo di un pugnale – il gioco al massacro continua con le due donne separate ma che dovranno presto rincontrarsi. Villanelle vorrebbe rivedere a tutti i costi la sua “innamorata” – il suo orientamento sessuale non è definito, in questa serie l’elemento che conta di meno sono le etichette. Eve dal canto suo vorrebbe ritornare ad una vita normale con il marito dopo il licenziamento da parte del suo “capo” Carolyn alla fine della prima stagione. Ma lo desidera davvero? O continueranno ad essere attratte l’una dall’altra? Come potrà mai finire questa storia, necessariamente nel sangue oppure nell’alleanza fra le parti, nello spirito di una sorta di “sindrome di Stoccolma”?

Phoebe Waller-Bridge, dopo aver fatto il salto di qualità dalla comedy che l’ha resa celebre Fleabag tratta da un proprio monologo teatrale, cade in piedi con il suo primo drama. Lo fa rimanendo sovversiva alle regole di genere poiché infarcisce di black humour questa crime story al femminile, che non dimentica la caratteristica internazionale delle spy story viaggiando in giro per l’Europa in uno stesso episodio.
Una storia piena di segreti, come ricorda la stessa Carolyn (Fiona Shaw) quando scopriamo che potrebbe lavorare per i fantomatici Dodici che dice di combattere. Solo una cosa è certa: la verità è donna.

Print Friendly, PDF & Email