Qualche recensione fa si parlava dell’incapacità di molti registi e produttori italiani di narrare la periferia con sufficiente credibilità. Per fortuna possiamo ricrederci con La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi che è un film talmente autentico e puro da spazzare via tutto ciò che si rimprovera al nostro cinema.

La paranza dei bambini è la trasposizione cinematografica dell’omonimo bestseller di Roberto Saviano e racconta, con uno stile unico e delicatissimo, l’ascesa criminale di una gang di adolescenti che arriva a governare i traffici del Rione Sanità.
Il soggetto è ispirato a una storia vera e il regista Claudio Giovannesi sceglie di narrarla focalizzandosi sui volti immacolati dei componenti della babygang napoletana. In particolare sullo sguardo e sul sorriso sfuggente di Nicola, un quindicenne dalla faccia pulita che vive con la madre lavandaia e il fratellino e che perde la testa per Letiza, una ragazza dei Quartieri Spagnoli..

Tutto il film sembra una storia d’amore e attaccamento ai valori esistenziali che derivano dai bassifondi, dalla povertà e dall’impossibilità di sfuggire a quello che sembra un destino segnato. Una sorta di romanzo di formazione in chiave giovanile e collettiva, snocciolato per i vicoli del Rione Sanità dove l’evoluzione del personaggio parte dall’iniziazione al malaffare fino ad arrivare all’apoteosi e s’interrompe bruscamente proprio alle prime luci del tramonto. Ciononostante gli aspetti criminali sono trattati con sensibilità profonda e dilagante realismo. Il risultato è l’ennesimo audiovisivo sulla camorra e la periferia, forse il più bello finora.

Il confronto con Gomorra (o anche con Reality) di Matteo Garrone è inevitabile. Oltre all’ambientazione, c’è anche la provenienza diretta da un romanzo di Roberto Saviano. Giovannesi però non s’ispira ai chiaroscuri taglienti con cui Garrone nel 2008 aveva messo in piedi il suo capolavoro, ma sceglie di puntare tutto sui dialoghi cristallini, coloriti e frizzanti che spingono la storia sempre più oltre senza mai fai dimenticare le tinte grevi dello spaccato sociale narrato. 

La paranza dei bambini è un prodotto onesto nei confronti dello spettatore: non vuole assecondare i trend e alimentare i dibattiti, si vieta i vezzi e le retoriche della fiction cinematografica di gran moda, ma allo stesso tempo non tende affatto a una definizione “di nicchia”. La priorità assoluta della messa in scena è tradurre in Cinema una storia di vita.  Giovannesi sceglie principalmente la macchina a mano e la soggettiva interna per desiderare il riscatto sociale, i bei vestiti e il potere che i suoi giovani protagonisti sognano.

Siamo davanti a un film che trasforma in immagini e sequenze le pulsioni e le emozioni che si provano nella pancia, così come solo una certa cinematografia italiana del passato è riuscita a fare.
Una produzione al top che, evidentemente, lascia spazio (vitale) al regista che, a sua volta, non osa imbrigliare lo spontaneo vigore drammatico dei bravissimi attori esordienti. Il tutto tenuto insieme dalla fotografia di Daniele Ciprì.

La paranza dei bambini  è un film sulla realtà e sulla verità e nel panorama cinematografico italiano regala una bella boccata di aria fresca, lontana da quella chiusa in barattoli e destinata a turisti della settima arte.

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