Se nell’estate 2018 aveva fatto molto parlare di sé il controverso Hereditary – Le Radici del Male, ecco giungere nelle nostre sale, appena un anno dopo, Midsommar – Il Villaggio dei Dannati, opera seconda del regista Ari Aster, il quale, con questo suo complesso e stratificato lavoro, è riuscito a spiccare quel salto in più che ha fatto sì che lo stesso possa essere considerato come uno dei nomi da tenere maggiormente d’occhio per quanto riguarda il cinema di genere contemporaneo.

Rivisitazione del lungometraggio The Wicker Man, diretto nel 1973 da Robin Hardy, Midsommar – Il Villaggio dei Dannati mette in scena le bizzarre vicende di Dani (Florence Pugh), la quale, in seguito all’improvvisa morte della sua famiglia, decide di seguire il fidanzato (Jack Reynor) in un viaggio in Svezia insieme agli amici di lui. Qui i ragazzi verranno ospitati da una comunità solita vivere in mezzo alla natura, con ben precise tradizioni e rituali che si faranno via via sempre più inquietanti.

Perché, di fatto, la più evidente peculiarità di un lavoro come Midsommar – Il Villaggio dei Dannati è proprio questa: divenire passo passo sempre più disturbante, per un crescendo di tensione in cui le lunghe attese e persino i momenti in cui viene strappata qualche goduriosa risata non lasciano presagire nulla di buono.

Recensione Midsommar - Il villaggio dei dannati

Ari Aster, dal canto suo, ha ben saputo gestire questi non facili effetti contrastanti grazie a una regia in cui non si temono i lunghi silenzi o i momenti di pura osservazione, per un riuscito mix di ironia e orrore, reso – quest’ultimo – ancor più crudo grazie agli ottimi effetti speciali riguardanti le poche scene splatter (particolarmente degno di nota, a tal proposito, il momento in cui alcuni membri della comunità si sacrificano buttandosi da una rupe).

E lo spettatore, dal canto suo, cosa fa? Perfettamente conscio del fatto che l’apparentemente gioiosa e accogliente comunità sia, in realtà, fortemente pericolosa, vive con costante ansia persino i momenti più rilassanti, con la promessa che ben presto le cosa cambieranno radicalmente. Responsabili di tali giustificate percezioni, biechi sguardi di determinati abitanti del villaggio e sorrisi talmente accomodanti da risultare decisamente artefatti. E se, di fatto, nel corso della storia del cinema è capitato sovente di imbattersi in situazioni del genere, Ari Aster ha saputo gestire la cosa in maniera talmente sottile da non risultare mai finto o sopra le righe.

Eppure, Midsommar – Il Villaggio dei Dannati non è solo questo. Forte della messa in scena di indubbiamente affascinanti tradizioni scandinave – con la stessa location che viene trattata quasi alla stregua di un ulteriore personaggio e una fotografia bruciata, accecante, che stordisce e che non permette ai protagonisti di restare lucidi e di capire in quale reale situazione essi si trovino – questo importante lavoro di Aster si presenta di diritto come una vera e propria dichiarazione d’amore alla figura della donna, qui trattata come l’unico essere umano a essere davvero forte e in grado di adattarsi a ogni più disparata situazione, per una sorta di trasversale revenge movie non dichiarato, il cui messaggio, tuttavia, arriva eccome. E arriva forte e chiaro.

Midsommar – Il villaggio dei dannati: scheda film


Regia: Ari Aster

Interpreti: Florence Pugh
                 Jack Reynor
                 William Jackson Harper
                 Will Poulter

Distribuzione: EAGLE PICTURES

Durata: 140 min.

Uscita italiana: 25 luglio 2019

 

 

 

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