Il grande merito sociale del cinema è stato ed è ancora quello di rispecchiare ogni volta lo spirito dei tempi evocando i mostri e i fantasmi dell’inconscio collettivo sempre pronti a materializzarsi nella realtà alla prima occasione storica favorevole.

mabuseIeri sono state le creature malvagie usate a fini criminali dal diabolico scienziato Caligari rappresentate dal cinema espressionista tedesco che negli anni Venti ha prefigurato l’avvento di Hitler e della nefasta dottrina del nazismo incarnandola sullo schermo nelle figure dei vari dottor Mabuse e degli altri simili grandi maghi ipnotizzatori del popolo. Oggi è ancora il cinema a produrre potenti metafore sociali che ci avvisano del male in arrivo, la più inquietante delle quali è quella degli zombie, creature nate nella lontana isola di Haiti e adesso giunte numerose anche tra noi che non pratichiamo riti voodoo.

Sono passati più di quarant’anni e l’onda lunga dei morti viventi del film di Romero non accenna a ritirarsi, anzi oggi gli zombi sono più presenti che mai sui grandi e sui piccoli schermi oltre che nei videogiochi e nelle tavole dei fumetti.

L’invasione delle barcollanti creature dedite al cannibalismo ha occupato anche le serie televisive come dimostra quel The walking dead che sta avanzando con successo sul canale Fox di Sky, cioè in un luogo non riservato ai soli cultori dell’horror cinematografico che inaugurò il genere nel 1968 sulla scia di alcuni titoli precursori apparsi qualche decennio prima. Questi zombi di ultima generazione (tra i quali vanno inseriti anche i cannibali del recente The bad batch diretto dall’iraniana Ana Amirdor e presentato all’ultimo festival di Venezia) appaiono come quasi nostri simili e nostri fratelli e rispecchiano l’odierna umanità fatta di non morti e non vivi che vaga assente e stranita per le strade dei centri urbani ipnotizzata dagli inseparabili cellulari e tablet che li isolano da ogni reale contatto con il prossimo.zombie

Peggiore della famosa “alienazione” rappresentata nei film di Antonioni negli anni Sessanta, questa mutazione antropologica fa prevedere un’evoluzione del genere umano poco rassicurante nella sua dimensione globalizzata. Tant’è, resta il fatto che questa volta il Gran Mago Incantatore non è più Caligari ma è il suo potente omologo informatico che risponde al nome di Mark Zuckerberg,un mago dai cui incantesimi sarebbe ora che tutti ci risvegliassimo prima che sia troppo tardi.

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