Siamo circondati da revival in questi anni 2000, e c’è spazio anche per la riscoperta dei classici nel senso più puro del termine al cinema e in tv. È così che una prolifica e appassionata produzione come quella della signora del giallo, Agatha Christie, ha preso nuova vita in tre modi molto diversi sul grande e piccolo schermo: è ancora in sala (passato quasi in sordina) Mistero a Crooked House, basato sul romanzo È un problema, a detta della Christie il suo capolavoro e lavoro prediletto, ma sicuramente non il più celebre. Di certo non famoso come Assassinio sull’Orient Express, che è nei cinema italiani dal 30 novembre con una trasposizione nuova di zecca (strombazzatissima) per la 20th Century Fox: un cast stellare capitanato da Kenneth Branagh, anche regista, sul modello dell’intramontabile classico del 1974 di Sidney Lumet con Albert Finney. Ma anche la tv attualmente ha la “sua” Agatha, con la serie francese Little Murders by Agatha Christie che ha fatto capolino con la seconda stagione su FoxCrime ogni giovedì in prima serata.

Crooked House (questo il titolo originale della pellicola e del romanzo) sorprende perché, pur nello stampo classico, sa unire sapientemente le atmosfere del noir d’essai a quelle del giallo classico tutto votato al colpo di scena finale. Passiamo infatti dalla “camera chiusa” dell’ufficio dell’investigatore privato interpretato dal figlio di Jeremy Irons, con la giovane ereditiera in difficoltà che chiede aiuto all’ex amante affinché scopra la verità sulla morte del nonno, all’altrettanto chiuso maniero dei Leonides, sede di segreti di famiglia inconfessabili. Inquadrature e meccanismi narrativi che prendono appieno dall’uno e dall’altro genere per una commistione davvero interessante e “nuova” di questi tempi. Anche qui in realtà il cast è stellare – Glenn Close, Gillian Anderson, Christina Hendricks, Julian Sands, Amanda Abbington – eppure diviene ben più conosciuto al pubblico Murder on the Orient Express.

Vuoi per celeberrima risoluzione finale, su cui bisogna dirlo la campagna promozionale della Fox ha saputo sagacemente giocare senza rivelare il nome del colpevole, vuoi per il cast ancor più altisonante messo in gioco, vuoi per il coinvolgimento di Branagh alla regia, vuoi per un già annunciato “sequel-ma-non-proprio”, Assassinio sul Nilo, con di nuovo Branagh nei panni di Hercule Poirot e probabilmente dietro la macchina da presa, nuovamente su ispirazione di un classico, quello del 1978 diretto da John Guillermin con David Niven e Peter Ustinov tra gli altri. Le grandi major oggi non si accontentano di riproporre sotto varie forme – reboot, remake, sequel, prequel e quant’altro – vecchi e consolidati film, ma di inserirli in un universo narrativo cinematografico che duri per almeno un paio d’anni, anche a livello di incassi al box office ovviamente (basti pensare al MonsterVerse della Warner e Legendary o al Dark Universe della Universal).

Questo new and improved Assassinio sull’Orient Express è un classico profondamente teatrale dal punto di vista della regia (d’altronde è da lì che viene Branagh, basti pensare al suo Thor shakespeariano) e con svariati tentativi di modernizzazione dal punto di vista di sceneggiatura, dialoghi e alcune sequenze rese più action per venire incontro al pubblico contemporaneo. Così come l’insistere sulle caratteristiche peculiari dell’investigatore belga, dagli esagerati baffoni alle sue piccole grandi idiosincrasie, tanto da dedicare il prologo alla presentazione delle stesse. Molto però, dall’incedere della colonna sonora al momento della risoluzione finale, con tutti i sospettati riuniti, così come l’insistere sui primi piani degli attori e sui loro costumi, oppure inquadrare dall’alto il vagone del delitto per farne percepire, senza mostrarla, l’efferatezza, ha il sapore di un tempo. Come un buon piatto di pastasciutta: nessuno scossone, nessuna sorpresa, ma un intrattenimento perfetto per questi freddi giorni invernali.

Infine il “piccolo” schermo: Little Murders trae ispirazione dai lavori della Christie per aggiungere alcuni elementi, li ambienta in Francia negli anni ’30 per la prima stagione e negli anni ’50 per la seconda, ed è composto da una serie di mini-film (così come la celebre serie con David Suchet). Un serial che evoca atmosfere che rimandano a Mad Men e che l’hanno fatto diventare il più amato in Francia, secondo un sondaggio del popolare Tv Magazine. Gli sceneggiatori hanno adattato per ogni episodio-film un racconto o un romanzo della Christie rispettando fedelmente la struttura dell’intrigo ma introducendo tre nuovi personaggi. La stagione 2 segue le vicende e le investigazioni di Alice Avril (Blandine Bellavoir), una giornalista ficcanaso e intraprendente e di Swan Laurence (Samuel Labarthe) commissario misogino e tutto d’un pezzo, vagamente somigliante a un Roger Moore d’oltralpe. A completare il trio dei protagonisti la segretaria sexy e naive, Marlène Leroy (Élodie Frenck), che si ispira con ironia alle femme fatali degli anni ’50 e regala agli episodi della serie un tocco comico irresistibile. Eccellenti gli ascolti in patria: 18% di share e più di 4 milioni di telespettatori su France 2 e un buon riscontro anche sul FoxCrime nostrano. L’originalità e la fortuna di Little Murders by Agatha Christie non sta solo nell’idea alla base ma anche nella messa in scena: la ricostruzione degli ambienti, la fotografia e i costumi lo rendono un period drama condito di giallo di tutto rispetto: ogni dettaglio ha gran rilievo nell’economia della scena, come il completo impeccabile del commissario Laurence, una replica perfetta del vestito indossato da Cary Grant in Intrigo Internazionale.

Tanti piccoli grandi omaggi al giallo e al noir, sia esso letterario, cinematografico o televisivo, quasi contemporaneamente, a dimostrazione del suo essere un genere che può continuare a riscoprirsi, per poi scoprire insieme agli spettatori, il colpevole.

Print Friendly, PDF & Email