In Francia, si sa, ogni anno viene prodotto un numero infinito di commedie – spesso dalla trama inconsistente – che finiscono irrimediabilmente per somigliarsi – e confondersi – tutte tra loro. Eppure, tra i registi specializzati in produzioni del genere, v’è comunque chi, a modo suo, riesce a distinguersi “facendo la differenza” e dando vita a lavori di un certo spessore o, quantomeno, con una propria, ben definita personalità. Tra questi v’è indubbiamente Pierre Salvadori, il quale, dopo essersi per anni concentrato su gioie e dolori della vita di coppia, ha dato vita al frizzante Pallottole in Libertà, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2018, all’interno della sezione Quinzaine des Réalisateurs.

Pallottole in libertà: trama

Con un’apertura dai titoli di testa che tanto stanno a ricordarci le opere di Quentin Tarantino, prendono il via, dunque, le bizzarre vicende di Yvonne (Adèle Haenel), coraggiosa detective rimasta vedova di suo marito – un suo collega – da due anni. La donna, nel raccontare favole riguardanti suo marito al suo figlioletto prima di farlo addormentare, è solita dipingere il defunto consorte come un vero e proprio eroe. Le cose, tuttavia, cambieranno improvvisamente, nel momento in cui ella scoprirà che il marito si era fatto comprare durante una finta rapina in una gioielleria, mandando in carcere un ragazzo innocente (Pio Marmaï). Nel momento in cui quest’ultimo uscirà, dopo otto anni, di galera – dopo essere andato totalmente fuori di testa – priorità di Yvonne sarà quella di facilitargli la vita in ogni modo, al fine di farlo reinserire nella società.

Recensione Pallottole in libertà

Pallottole in libertà: recensione

Al via, dunque, una brillante commedia degli equivoci e dei paradossi, in cui Salvadori si è divertito a inscenare una serie di riuscite gag senza paura di “giocare sporco”. In Pallottole in Libertà, dunque, non vi sono, di fatto, né buoni e né cattivi, o, meglio ancora, non v’è eroe senza macchia. Forse, fatta eccezione proprio per l’immagine che il figlioletto di Yvonne ha di suo padre.

Con una comicità spesso volutamente demenziale e a tratti irriverente – indimenticabile, a tal proposito, il personaggio del prete che viene interrogato dalla polizia dopo essere stato scoperto all’interno di un bordello clandestino per sadomasochisti – Pierre Salvadori sembra quasi voler riprendere il cinema di Alex De La Iglesia, seppur dai toni assai meno graffianti e dalla regia di impostazione decisamente più classica. E, dunque, anche se il presente lavoro non riesce ad eguagliare le pellicole del celebre cineasta spagnolo, non si può non riconoscergli la capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine, dandogli quasi mai tregua tra una risata e l’altra.

E se, tuttavia, volendo andare a fondo della questione, bisogna ammettere che il presente Pallottole in Libertà, man mano che ci si avvicina al finale, presenta decisamente qualche ripetizione e qualche lungaggine di troppo, tal cosa risulta, alla fin fine, un peccato veniale. Fatta eccezione, forse, per qualche bizzarro personaggio solito visitare abitualmente il commissariato di polizia a causa di crimini commessi, le cui sorti non ci vengono più raccontate. Eppure, nonostante ciò, si tende a perdonare (quasi) tutto a un lavoro come il presente. Proprio come il figlioletto di Yvonne ha fatto con il proprio padre, continuando a conservare, nella sua mente, la sua immagine di eroe senza macchia e senza paura.

Pallottole in libertà: scheda film

recensione Pallottole in libertà

 

Regia: Pierre Salvadori

Interpreti: Adèle Haenel, Pio Marmaï, Audrey Tautou , Damien Bonnard ,Vincent Elbaz

Distribuzione: EUROPICTURES

Durata: 107′

Uscita italiana:  30 maggio 2019

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