Qualche mese fa vi avevamo parlato di Peaky Blinders e lo avevamo fatto presentandovi una serie che ricalcava l’atmosfera dei gloriosi anni ’20 per raccontare l’ascesa di Tommy Shelby e della sua famiglia. Da allora, nel giro di pochi mesi, Netflix ha reso disponibili sia la terza che la quarta stagione (qui l’articolo sullle prime due stagioni), attenuando profondamente l’entusiasmo generato dai primi capitoli di questa saga familiare. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders

Le pubblicità, si sà, a volte sono ingannevoli. Finiamo spesso per credere a immagini elaborate, headline d’effetto e trailer talmente incalzanti da tenerci con il fiato sospeso fino a degli agognati titoli di testa. Se, e quando, la delusione arriva, il suo sapore risulta di per se amaro, ma quando l’inganno arriva direttamente da chi, fino ad un attimo prima, aveva saputo creare un originale quanto epico prodotto seriale, il disincanto si trasforma quasi in tradimento.

Peaky BlindersNell’estate 2017 Steven Knight, creatore della serie, si era lasciato scappare più di qualche commento auto celebrativo, affermando che il quarto capitolo della tagliente saga avrebbe lasciato senza fiato tutti i suoi numerosi fan. In effetti è accaduto, ma per un motivo molto diverso.

Seppur classificabile come una fase intermedia, la terza stagione di Peaky Blinders aveva un suo senso, un suo logico scorrere attraverso una serie di sfortunati eventi e un interminabile dolore, volti a preparare il terreno ad un’oscura minaccia proveniente da oltre oceano.

Avevamo lasciato Tommy lacerato dal senso di colpa dopo la morte della moglie Grace, assetato di una vendetta mai veramente assaporata e sempre più conscio di essere solo una pedina al servizio del miglior offerente; lo ritroviamo solo ed escluso dalla famiglia che oramai vede in lui solo un traditore. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders

Questo, almeno, fino alla tregua forzata dopo la vigilia di Natale del 1925, quando la mano nera della Mafia bussa, sotto forma di un banale biglietto d’auguri, alla porta di ogni componente della più potente famiglia di Birmingham.

Peaky BlindersNessuno dei “nemici” degli Shelby era stato più atteso di Luca Changretta e nessuno, prima di lui, aveva tradito in modo così plateale ogni aspettativa. Adrien Brody presta volto e il peggior accento siciliano mai sentito al primogenito del defunto Vincente Changretta (capo della gang italiana a Birmingham, colpevole della morte di Grace e padre di Angelo la cui relazione con Lizzie aveva scatenato l’escalation di morte e violenza) scegliendo pochi e scontatissimi particolari che trasformano il gangster in una vera e propria macchietta fin dalla prima inquadratura. Stecchino fra i denti, cappello portato a tre quarti in modo da nascondere parte del volto, tatuaggi di chiara natura cattolica e una gestualità accentuata caratterizzano un personaggio venuto nel vecchio continente per il piacere di uccidere, ma che finisce per cercare alleanze poco fruttuose ed essere vittima del suo stesso maldestro piano.

Complice una scrittura piatta, che trascina i personaggi in situazioni sulla carta probabilmente ad alta tensione, ma che nella messa in scena risultano prevedibili e quasi prive di una qualsiasi logica, questo quarto capitolo finisce solo per essere ricordato per l’addio ad alcuni memorabili interpreti (Tom Hardy, purtroppo, su tutti), nell’attesa, ben poco spasmodica, di sapere se Al Capone metterà mai piede a Birmingham. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders

Per gli standard a cui Steven Knight aveva abituato il suo pubblico, è lecito chiedersi cosa sia andato storto, quale e quando sia stato compiuto il passo falso capace di compromettere un così affascinante racconto. Difficile dare una risposta certa ma, forse, la colpa di tutto è dovuta ad una mancanza.

Peaky BlindersLa smoderata violenza che fin dall’inizio caratterizza le azioni, non solo dei protagonisti, ma di tutti i personaggi inseriti nella serie era sempre stata accettata senza alcuna remora; questo perché, se da una parte era considerata un’inevitabile eredità della Grande Guerra, dall’altra era compensata da una costante ricerca di redenzione e dal desiderio di dimenticare l’orrore.

Grace era l’antidoto di Thomas; grazie a lei i ricordi traumatici erano svaniti ed era comparsa l’ambizione di trasformare la bisca clandestina in una società legalizzata. Avevamo visto Tommy Shelby sciogliersi, sorridere, pensare ad un futuro “normale” per se; l’avevamo visto ottenerlo e perderlo in un battito di ciglia; l’avevamo visto frantumato dal dolore e dalla colpa prima di perderlo in un vortice di vizio, intrappolato dagli spettri del passato. Non è bastato rispolverare un vecchio amore di gioventù, e ancor meno innescare una inutile relazione con una segretaria dal passato torbido per far dimenticare che Grace era ragione ed equilibrio di tutto ciò a cui avevamo assistito. Peaky Blinders Peaky Blinders Peaky Blinders

Ci sono molte scelte che non possono essere perdonate, ma se la speranza è l’ultima a morire, si può credere che nel 2019, quando verrà messa in onda la quinta stagione, ci spetterà qualcosa di migliore.

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