Lo avevamo lasciato più di dieci anni fa con Chiamami Salomè, un’attualizzazione in chiave malavitosa del dramma di Oscar Wilde, oggi Claudio Sestieri torna al cinema con un thriller psicologico ricco di ossessioni e opere d’arte che ha un titolo conturbante di per sé: Seguimi.

Marta Strinati è una tuffatrice olimpica, subisce un grave infortunio in piscina che la lascia sola e disorientata. Decide di trasferirsi da Barcellona a Matera stabilendosi nella “casa d’artista” di suo padre, un pittore che è venuto a mancare poco tempo prima. Nel borgo lucano conosce Sebastian, un fosco ed eclettico artista che la rapisce con il suo carisma e con i suoi dipinti che hanno come unica musa ispiratrice una magnetica ragazza giapponese, Haru. La ragazza raffigurata nei perturbanti dipinti ispira un inquietante senso di dejà vu nella fragile struttura psicologica di Marta. All’improvviso la modella non è più solo un quadro. Haru è al fianco di Marta. Si sfiorano, danzano e si compenetrano fino a cadere in una relazione, immaginaria o reale, di cui Marta non può più fare a meno.

Seguimi è un film onirico che possiede allo stesso tempo l’inquietudine dell’horror e la perdizione del sogno erotico. Sestieri è un regista in grado di evocare sentimenti e angosce e tratteggiarli con uno segno stilistico maturo e tutto personale. Il tema del doppio torna ancora una volta a stendersi come una tela su cui sviluppare la sceneggiatura, intrecciandosi con snodi thriller e interiori intrisi di suggestioni quasi spiritistiche. Peccato però che la recitazione della protagonista Marta (Antonia Liskova), del suo doppio Haru (Maya Murofushi) e del carismatico tentatore Sebastian (il figlio d’arte Pier Giorgio Bellocchio) facciano crollare in più di un’occasione la sottile struttura del film. Molto innaturali, estremamente stucchevoli e poco appropriati per coinvolgere fino in fondo lo spettatore in questa spirale metafisica che vuole sfociare in territori sovrannaturali.
La scadente performance attoriale è una nota fortemente dissonante che travolge tutta la pellicola e purtroppo condiziona la visione. In ogni caso le sequenze di Sestieri sono morbide, galleggianti e indagano la psiche in maniera sensuale e raffinata.

Un vero punto di forza è lo sfondo di Matera che dona al film una chiave intimista e solitaria, consolidando il senso di smarrimento della protagonista e la sua disorientata percezione della sessualità. Allo stesso tempo, la scenografia rocciosa acuisce il mistero e la sospensione tra sogno e realtà.

Seguimi è un’opera alla quale non siamo abituati, a tratti atipica e decisamente insolita. Il regista compie scelte coraggiose e alla fine realizza un film ipnotico e sensoriale in cui i generi cinematografici baluginano ad intermittenza e si compenetrano.

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