Se i problemi della salvaguardia ambientale e della guerra in Afghanistan sono, al giorno d’oggi, tra le questioni più urgenti, il cinema non ha esitato, più e più volte, a dire la sua in merito, come è naturale che sia. Stesso discorso vale per il celebre cineasta tedesco Wim Wenders, il quale, con il suo lungometraggio di finzione Submergence, ha dato vita a un’insolita storia d’amore tra due personaggi che vivono decisamente agli antipodi.

Submergence: trama del film 

È questa la storia di Danielle (Alicia Vikander) e James (James McAvoy), i quali si incontrano e si innamorano in un albergo in riva al mare sulle coste della Normandia. Danielle è una biologa marina che sta per immergersi in una profonda fossa oceanica, al fine di convalidare alcune sue teorie riguardanti la vita sul fondo dell’oceano, mentre James lavora per i servizi segreti britannici e dovrà presto prendere parte a una pericolosa missione in Afghanistan, dove, tuttavia, verrà ben presto fatto prigioniero. Per molto tempo, dunque, ai due non sarà permesso comunicare e né Danielle né James sapranno che fine abbia fatto l’altro.

Submergence: recensione

Recensione Submergence
Due mondi agli antipodi, dunque, per una storia d’amore più che mai attuale. Eppure, nonostante ciò, Submergence si presente sin da subito come un lungometraggio ricco di problematiche – come, d’altronde, la maggior parte dei prodotti realizzati negli ultimi anni dal buon Wenders – dove, subito dopo una partenza che, di per sé, si presenta anche piuttosto interessante – anche se non del tutto nuova – il tutto sembra prendere man mano una piega sempre più sconnessa, per una sceneggiatura che finisce irrimediabilmente per girare a vuoto, risultando pericolosamente campata in aria.

Se, infatti, registicamente parlando in Submergence non v’è nulla da obiettare (d’altronde, Wenders, fino a prova contraria, sa il fatto suo), nonostante il riuscito montaggio alternato che, in maniera sempre più repentina, ci mostra ora le sorti di uno, ora quelle dell’altro personaggio, ciò di cui, alla fine dei giochi, si va a parlare è praticamente il nulla, per una storia che vuole assumere sempre più caratteri quasi metafisici, ma che chiaramente non riesce in un intento tanto difficile. Persino l’elemento dell’acqua, simbolo di vita così come di rinascita, qui viene del tutto banalizzato, con tanto di dissolvenze al bianco più e più volte viste nel corso degli anni passati.

Eppure, tirando le somme circa questi ultimi anni della carriera del cineasta tedesco, ci rendiamo conto come il presente Submergence non sia qualitativamente inferiore agli altri lungometraggi a soggetto realizzati, come i poco convincenti Ritorno alla Vita (2015) o I bei Giorni di Aranjuez (2016). Cosa, questa, che se da un lato ci sconforta, facendoci sentire una forte nostalgia di lavori come Il Cielo sopra Berlino (1987), Alice nelle Città (1973) o L’Amico americano (1977) – giusto per fare alcuni titoli – dall’altro ci fa notare come, in realtà, Wenders ancora oggi riesca a dar vita a prodotti realmente validi in ambito documentaristico. Basti pensare anche solo agli ottimi Pina (2011) o Il Sale della Terra (diretto nel 2014 insieme a Juliano Ribeiro Salgado). E se a tutto ciò sommiamo anche una più che convincente carriera di fotografo, ci rendiamo conto che, forse, il suo talento non è del tutto svanito, ma che, probabilmente, il mantenersi il più possibile vicino al reale è, nel suo caso, la strada giusta da percorrere.

Submergence: scheda film

Recensione Submergence

Regia: Wim Wenders

Interpreti: Alicia Vikander
                 James McAvoy
                 Alex Hafner
                 Reda Kateb

Distribuzione: Movies Inspired

Durata: 112 min.

Uscita italiana: 22 agosto 2019

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