“Poteva succedere, ma non è successo” ripete spesso rompendo la quarta parete il più scettico dei personaggi di Summer (Leto). Kirill Serebrennikov sceglie il bianco e nero d’antan per omaggiare i Kino e gli Zoopark, due band emblematiche del rock sovietico di quarant’anni fa, raccontando l’incapacità di un gruppo di amici nel cambiare le sorti delle loro esistenze e soprattutto del loro Paese.

summer leto 2A Leningrado, in un’estate dei primi anni ottanta, Mike (Roman Bilyk) e Natasha (Irina Starshenbaum) conoscono Viktor (Teo Yoo), un musicista emergente con cui condividono la passione per il rock degli Stati Uniti ancora illegale in Russia. Colpito dalla bravura del ragazzo, Mike decide di seguirlo, mentre tra Viktor e Natasha inizia una complicata storia d’amore.

Summer (Leto) è il canto strozzato di una generazione che trae energia dalla passione per le parole e la musica dei Beatles, di Lou Reed, di Iggy Pop, dei T. Rex in primis e di tutte le rock band che in qualche modo hanno influenzato il panorama musicale dell’epoca. Tra punk e new wave, Serebrennikov sfrutta l’assenza del colore per tentare di conciliare la forma simil novelle vague allo stile di vita quasi bohémien dei protagonisti.

summer leto 3La regia procede a passo d’uomo in una Russia intenta a censurare testi sovversivi ed eccessive manifestazioni d’affetto e d’idolatria verso individui che fanno fatica a rigurgitare su carta il grigiore quotidiano. L’estetica pop dello sguardo di Serebrennikov fa capolino nei momenti in cui la sceneggiatura cerca di dare spazio al nucleo della pellicola, ovvero ai ripetuti tentativi della combriccola di cambiare l’ambiente circostante con la forza travolgente della musica.

Il sogno a occhi aperti vissuto dai personaggi di Summer (Leto) è destinato a consumarsi in un silenzioso scontro tra ideologie che spinge i protagonisti verso la deriva dell’apatia. Le interpretazioni di Bilyk e Yoo si tengono alla larga dallo stereotipo del poeta maledetto, ma a volte il respiro della regia non riesce a seguire il ritmo di una tracotante colonna sonora. Vince quindi la nostalgia e non la rivoluzione, che arriverà poco più in là per altri motivi. Poteva succedere, ma non è successo con la musica.

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