Se il tema portante dell’ottava edizione del Nordic Film Fest è “borders/confini”, particolarmente adatto alla presente rassegna è il lungometraggio danese The Charmer, per la regia dell’iraniano Milad Alami, dove l’attualissimo problema dell’immigrazione clandestina assume un ruolo a dir poco centrale.

La storia messa in scena è quella di Esmail (Ardalan Esmaili), un affascinante trentenne iraniano, il quale, trovandosi in Danimarca ormai da due anni e rischiando l’imminente espulsione, tenta in tutti i modi di trovare una donna con cui andare a vivere e che possa mantenerlo, in modo da dichiararsi convivente di fronte ai servizi sociali. Eppure, malgrado i suoi esperti modi di seduttore, la cosa si rivela ancor più difficile di quanto possa sembrare. Soprattutto nel momento in cui fa il suo ingresso in scena la giovane e affascinante Sara (Soho Rezanejad), anch’ella di origini iraniane e che vive dalla nascita a Copenaghen insieme a sua madre.

The Charmer La figura di Esmail, dunque, presentandosi come una sorta di antieroe post nouvellevaguista, finisce per rivelare, man mano che si procede con la messa in scena, sempre nuove sfaccettature della sua personalità, per colpi di coda mai troppo scontati. Interessante, a tal proposito, il punto di vista del regista stesso, il quale,pur stando a denunciare una realtà e una politica eccessivamente impietose, non abbraccia (quasi) mai il punto di vista del protagonista, presentandocelo, di volta in volta, come un uomo pavido, vigliacco e ipocrita. Operazione assai coraggiosa e assolutamente non facile da portare avanti, questa di The Charmer. Eppure, malgrado tutto, Milad Alami sembra aver trovato una giusta chiave di messa in scena, la quale, fatta eccezione per elementi dagli spunti interessanti, ma che, man mano che ci si avvicina al finale, sembrano irrimediabilmente sgonfiarsi come palloncini (vedi, ad esempio, il ruolo del marito di una delle donne precedentemente sedotte da Esmail), assume tutto il sapore di un certo cinema francese che da sempre ha tentato di dare una spiegazione alla psicologia dell’essere umano e al rapportarsi alla vita di coppia.

The CharmerEd ecco che, immediatamente, ci tornano alla mente titoli come Un Cuore in Inverno di Claude Sautet (1992) o – perché no? – anche Alfie di Lewis Gilbert (1966). Nel raccontare per immagini, nel presente The Charmer, una storia tanto attuale quanto, per certi versi, dalle connotazioni universali, Milad Alami ha optato per una fotografia dai toni pastello dal gradito gusto rétro, oltre a una regia fatta di dettagli, primi piani – particolarmente d’effetto, a tal proposito, il momento in cui fa il suo ingresso in scena la bellissima Sara – e ogni espediente che serva a caratterizzare i personaggi in ogni possibile dettaglio.

Un dramma personale dalle forti connotazioni sociali, dunque, che finisce pian piano per assumere sempre più le connotazioni di un thriller e che, non senza qualche veniale scivolone qua e là, sa ben regalarci le emozioni inizialmente auspicate dall’autore. Sono, nello specifico, un forte senso di claustrofobia e di disagio che vengono qui trasmessi. Le emozioni provate dallo stesso protagonista ora all’interno di un paese straniero che non vuole accettarlo, ora all’interno di una famiglia, quella di Sara, che sembra volerlo “ingabbiare” sin dai primi momenti. Un costante senso di inadeguatezza che chi vive a cavallo tra due realtà è costretto ogni giorno a provare.

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