Prima ancora di approdare ad Hollywood, dove ha realizzato film di forte richiamo come Contraband, Cani sciolti e Resta con me, il regista islandese Baltasar Kormakur raccontò nel 2012 una tragica ed assurda pagina di cronaca, grazie alla pellicola The deep; tratto da una storia vera, avvenuta nel 1984, questo film prende inizio dall’inabissamento di un qualsiasi peschereccio, sbarcato tra le acque gelide lontano dalla costa.

Una imbarcazione che conta a bordo un numeroso gruppo di persone, tra cui c’è Gulli (Olafur Darri Olafsson), un giovane pescatore corpulento; d’improvviso il peschereccio si incaglia nell’oceano, affondando definitivamente e lasciando che chi vi era a bordo muoia tra le fredde onde.
Solo Gulli sopravvive e con molta determinazione nuota verso la salvezza, arrivando a riva e riuscendo a sopravvivere nonostante il clima quasi polare.
Tale gesto attirerà subito l’attenzione di medici e studiosi, che lo vogliono analizzare per capire come quell’uomo sia potuto sopravvivere a più di sette ore di gelide acque; neanche Gulli sembra saperselo spiegare, scoprendo in mezzo a tutto ciò che con la forza di volontà ogni cosa è stata possibile in tal caso.

Recensione The Deep
Dramma proposto a più strati, The deep è un’opera che all’apparenza sembra prendere un po’ dappertutto i suoi elementi ispiratori, guardando innanzitutto a La tempesta perfetta di Wolfgang Petersen e ad Open water di Chris Kentis, ma una volta superata quella fase da survivor movie (genere incentrato sulle gesta di persone alle prese col proprio istinto di sopravvivenza, nel mezzo della natura selvaggia e climatica) il regista Kormakur non sembra trovare la degna ispirazione, gettando un’intera terza parte sulle reazioni del protagonista Gulli, reso da un credibile Olafsson, il quale si gingilla tra inspiegabili eventi e incontri emotivi con i parenti dei suoi amici pescatori.
Si adegua al proprio racconto The deep, anche perché è di una storia vera che si tratta, e lo fa aprendo le danze con uno scontro tra mentalità interessanti, come quelle che compongono la ciurma del peschereccio, per poi perdersi in un discorso esistenziale abbastanza leggero.

Kormakur, che ormai si è fatto anche portavoce di questo genere survivor (basta dare un’occhiata pure ad Everst e allo stesso Resta con me, anch’esso narrato in mezzo ad un insidioso oceano), crede di andare oltre le aspettative, raccontando in aggiunta l’esito mediatico (siamo negli anni ’80) del sopravvissuto Gulli per arricchimento narrativo, ma senza incidere sull’argomento; anzi The deep avanza verso l’epilogo in modo alquanto stanco, commemorando le vere vittime di questa tragedia ma senza regalare loro una sorta di monumento filmico.

Siamo nella media più totale con questo titolo, resoconto di una pagina tragica avvenuta nella realtà senza però saper provare una degna empatia per l’intera vicenda.
Un risultato che porta l’operato di Kormakur tra risultati altalenanti, in mezzo ad analisi sociali interessanti e inappropriati sprazzi di noia che allontanano anche l’attenzione dello spettatore più voglioso di documentarsi a riguardo.

The Deep: scheda film

Recensione The Deep

Regia: Baltasar Kormákur

Interpreti: Ólafur Darri Ólafsson,
                  Stefan Hallur Stefánsson,
                  Joi Johannsson

Distribuzione: MOVIES INSPIRED

Durata: 95 min.

Uscita italiana: 18 luglio 2019

 

Print Friendly, PDF & Email