Schermo nero. Squillo persistente del telefono. Dettaglio dell’auricolare con microfono su una guancia. Inizia la chiamata d’emergenza di qualcuno in cerca di aiuto e conforto nelle forze dell’ordine. Sono i primi istanti di Il Colpevole – The Guilty del regista Gustav Möller, un thriller claustrofobico dal ritmo serrato in cui è difficile stabilire chi tra i due interlocutori sia il vero criminale.

In seguito a un episodio di abuso di potere, l’agente di polizia Asger Holm (Jakob Cedergren) è costretto dai suoi superiori a lavorare nel centralino telefonico dell’emergenze. Ma ben presto si ritroverà a infrangere le regole per salvare una donna che lo chiama dopo essere stata rapita. 

Se in Locke il protagonista parla incessantemente al telefono pur essendo alla guida di un’automobile, in Il Colpevole – The Guilty avviene il contrario. Asger infatti si sposta tra le due stanze della stazione di polizia in cui sta operando, mentre dall’altra parte il rapitore viaggia su una macchina in cui tiene bloccata la donna. Nel frattempo il poliziotto riceve altre chiamate non paragonabili per gravità a un caso di rapimento che se risolto potrebbe riscattarlo.

La sceneggiatura curata dallo stesso Möller e da Emil Nygaard Albertsen procede con il progressivo disvelamento dei particolari di un racconto che cerca un intimo e quasi esclusivo rapporto con lo spettatore. Focalizzando l’attenzione sulla parte superiore del corpo di Cedergren e lasciando ai bordi dell’inquadratura tutto il resto, il regista sfrutta la semplicità dell’intreccio per conferire all’opera un tono minimalista in cui è la parola a ricoprire il ruolo primario.

Le voci che si susseguono al telefono hanno il potere di
scuotere la coscienza di Asger e di definire l’azione senza mai mostrarla. Ogni risposta di Cedergren viene messa sotto la lente d’ingrandimento del regista mentre il dramma si fa sempre più fitto. Solo al culmine della disperazione però sarà più facile per il protagonista proseguire lungo il percorso di purificazione. Tutti commettono degli errori, ma solo in pochi sanno riconoscere il loro peso.

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