Quella di Thor è una delle poche saghe Marvel a potersi permettere il lusso di ereditare l’epica letteraria senza risultare per questo ridicola. Certo, i costumi, le scenografie e le dinamiche potrebbero suggerire il contrario, e lo faranno ancora di più in Thor Ragnarok, terzo capitolo del franchise che si inserisce nella Fase 3 del Marvel CInematic Universe; ma questo solo ad un occhio poco attento… vediamo perché. Dopo un secondo capitolo incentrato maggiormente sull’amore e sul rapporto fra dèi e umani, questa terza avventura riprende in parte il tema shakesperiano che aveva caratterizzato il film inaugurale: lì era il rapporto di amore-odio fra i due fratellastri Thor (Chris Hemsworth) e Loki (Tom Hiddleston) ad essere il motore della storia raccontata, qui sarà di nuovo la famiglia ad essere messa in discussione.

L’epica è legata a doppio, anzi triplo, filo alla narrazione di Thor Ragnarok (in sala dal 25 ottobre). Prima di tutto possiamo trovare l’antica epica greca e latina degli scontri e dei grandi duelli, che strizzano in parte l’occhio (come già aveva fatto il secondo film con gli intrighi di palazzo) al fantasy del Trono di Spade e del Signore degli Anelli. Abbiamo infatti due Campioni chiamati a sfidarsi dal despota annoiato di turno (il Gran Maestro interpretato da Jeff Goldblum) proprio come gli antichi Gladiatori romani avevano il compito di intrattenere e far urlare la folla in delirio nello stadium. Da un lato Thor, dall’altro il suo “collega di lavoro” Hulk (Mark Ruffalo), la cui presenza non si limita ad essere un semplice cameo. Non solo: il viaggio che Thor compie per tornare a casa – quanto importante sarà questa parola in questo film, al pari di Asgard con cui non è detto si identifichi alla fine – e salvarla riporta alla mente quello di Ulisse che per tornare a Itaca dalla sua famiglia dovrà sfidare la sorte e soprattutto personaggi e situazioni al limite dell’incredibile. Proprio come il nostro Thor che, bandito in un pianeta remoto dell’universo, dovrà affrontare mille sfide – e un taglio di capelli – per riportare ordine e pace nella sua terra natìa.

Si pesca anche dalla mitologia norrena per introdurre le Valchirie, in particolare quella di Tessa Thompson, new entry che tenta di colmare il vuoto lasciato dalla Jane di Natalie Portman nel cuore di Thor e in quello degli spettatori. Visivamente le sequenze volte a raccontare l’origine di Asgard e del regno di Odino (Anthony Hopkins) e quella dello scontro fra le Valchirie e la villain Hela (Cate Blanchett) sono anch’esse epiche, ma intinte di un’epicità pittorica che pesca dalla religione cristiana e dai prologhi Disney sulle vetrate delle Chiese (ricordate La Bella e la Bestia?), così come da quella norrena con immagini quasi da graphic novel nello stile di 300. A proposito di resa visiva, la fotografia di Thor Ragnarok gioca prepotentemente con i colori accesi e con il contrasto fra di essi, gridando a gran voce “anni ’80” nello spirito di questi tempi in cui viviamo, fatti di Stranger Things e revival vari. Lo spirito scanzonato oramai tipico al cinema della Casa delle Idee unito alla colonna sonora anni ’80 strizza anche l’occhio ai due capitoli dei Guardiani della Galassia, soprattutto in alcune sequenze di combattimento, così come la presenza del Gran Maestro e dei viaggi intergalattici attraverso i Nove Mondi.

Chris Hemsworth dimostra una bravura comica – nei limiti dell’Universo Marvel – che Benedict Cumberbatch, pur dalla sua immensità attoriale, non ha saputo assimilare e che in questa Terza Fase finora è stata evidente solo nel ritrovato Spider-Man. Così come la sua alchimia con Tom Hiddleston. Meno riuscita invece la villain di Cate Blanchett – di nuovo nonostante la bravura interpretativa – un difetto un po’ di tutti i cattivi Marvel, che quindi non disturba più di tanto l’equilibrio (auto)ironico generale del film. Ancora una volta però si palesa la capacità della Casa delle Idee di essere multitasking: proprio come Captain America: Civil War ha esordito la Fase Tre unendo il terzo capitolo dedicato al Primo Vendicatore insieme ad un quarto effettivamente non realizzato dedicato ad Iron Man, così Thor Ragnarok rende l’Hulk di Mark Ruffalo di fatto un co-protagonista della pellicola, dato che per il momento non gli è concesso un suo stand alone. Tutto è reso ancor più coeso dal cameo di Doctor Strange – già rivelato nella scena post credits di quest’ultimo – e da tanti piccoli riferimenti e apparizioni, per ricordarci che siamo nel grande, immenso e vasto Universo Marvel. Pur coi suoi difetti, questo Thor si presenta come un tassello piacevole in attesa della grande reunion prevista in Avengers Infinity War.

D’altronde, tornare ad Asgard ogni volta per gli spettatori è un po’ come tornare a casa. Anche perché non si tratta di un luogo, ma di un popolo.

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