Robert Shafran, David Kellman ed Eddy Gallan: tre nomi per tre gemelli. Il motivo di questa diversità rappresenta il “cruccio” principale di Three Identical Strangers. Il documentario di Tim Wardle intende far luce sugli aspetti più intimi e controversi di una separazione forzata, attraverso l’uso di interviste, sequenze di repertorio e ricostruzioni fittizie di eventi realmente accaduti.

three identical strangers photoAnni ‘80. Nonostante sia una matricola, Robert Shafran viene accolto calorosamente da persone a lui sconosciute: scoprirà ben presto di essere stato confuso con un ragazzo identico a lui. Incuriosito decide di contattarlo e si ritrova con un gemello. Dopo la pubblicazione sul New York Post di una foto che ritrae entrambi, Robert ed Edward Gallan ricevono la telefonata di David Kellman, convinto di aver visto sul giornale due copie esatte di sé stesso. I tre, insieme alle famiglie adottive, cercano di risalire ai motivi della loro separazione.

Il punto di forza di Three Identical Strangers è la capacità di muoversi nei meandri del racconto scegliendo di volta in volta registri completamente diversi l’uno dall’altro, ma adatti al tipo di materiale affrontato. Se la prima parte dell’opera si distingue per i toni tipici della commedia, in linea con gli sviluppi di un’improvvisa reunion famigliare ad alto tasso emozionale, la seconda deve abbandonare la leggerezza dello sguardo per concentrarsi invece sugli aspetti più gravosi di un’inchiesta ai limiti del plausibile.

three identical strangers photo 2Per quale motivo Robert, David ed Eddy non hanno potuto condividere i primi diciannove anni di vita insieme? Perché le famiglie adottive non sono state informate dell’esistenza di tre gemelli? Esistono altre persone che non sanno di avere un fratello o una sorella identici? Sono queste le domande a cui il documentario cerca di dare risposta, “scomodando” una delle agenzie d’adozione più importanti di New York, assieme a un gruppo di psicologi e ricercatori.

Three Identical Strangers è una fiaba che diventa puro orrore, la cupa realtà che supera l’immaginazione. Wardle evita ogni sensazionalismo riuscendo a conferire lo stesso peso specifico a ogni aspetto, dal più goliardico al più oscuro. La storia “larger than life” potrebbe perdere la propria forza dopo la prima visione, ma le riflessioni sul rapporto tra uomo e natura, tra patrimonio genetico e ambiente circostante sono destinate a durare nel tempo.

Print Friendly, PDF & Email