Prevedibile sin dalla prima inquadratura il viaggio, intuibile sin dalla prima scena la fuga e immaginabile sin dalla prima sequenza il triste, ma tenero epilogo degli anziani coniugi Ella e John, protagonisti di The Leisure Seeker, primo film americano di Paolo Virzì, in Concorso alla 74° Mostra del Cinema di Venezia.

The Leisure SeekerQuello di Ella (Helen Mirren) e John (Donald Sutherland) è un legame unico, indissolubile, capace di resistere al tempo e, soprattutto, alla malattia. Né il cancro e tanto meno l’Alzheimer impedisce ai due di compiere l’ultima avventura insieme, attraverso la Old Route 1, a bordo dello stesso camper – dal nome, appunto,  “Leisure Seeker” – sul quale, negli anni ’70, passavano le estate con i figli Will e Jane.

L’amore di Ella e John sovrasta ogni cosa, s’impossessa dello schermo, non lascia spazio o voce a niente e nessuno al di fuori del loro piccolo e sgangherato mezzo di trasporto, che attraversa degli Stati Uniti totalmente inesistenti. In quel minuscolo spazio su ruote assistiamo al quotidiano dolore di Ella, non tanto dovuto alle ultime fasi della sua malattia, ma dal costante declino di John, la cui mente oscilla in un singhiozzo sempre più acuto fra passato e presente. Lui, distinto ex professore di letteratura, esperto dell’opera di Ernest Hemingway, si esprime citando quello che la memoria ancora gli concede e soffrendo per tutto ciò che questa gli ha già rubato.

the-leisure.seeker-ella-john-recensione-cabiria-magazineUno dei grandi pregi del regista livornese è sempre stato quello di descrivere con grande sensibilità sentimenti forti e contrastanti, in relazione a contesti geografici precisi e necessari alla loro comprensione, ma in The Leisure Seeker qualcosa va storto.
In questo che può essere definito, con le dovute misure, un road movie si sente la mancanza delle interminabili strade, delle pittoresche cittadine e dell’umido clima del sud degli U.S.A.
Il paesaggio visivo e sonoro, così essenziale nei precedenti lavori, viene meno, perdendo così un silenzioso, ma quanto mai necessario coprotagonista. Nella narrazione c’è spazio solo per l’ultima infuocata campagna elettorale alla Presidenza, ma certo non basta a dare un respiro viscerale a questa univoca evasione.
Se la sceneggiatura pecca di elementi e di una comicità spiccia a cui non si dovrebbe mai fare l’abitudine, sono le interpretazioni di Helen Mirren e Donald Sutherland a salvare la situazione e dare una profonda lezione sulla professione dell’attore.

Quando un regista di talento si cimenta in una produzione dedicata a un Paese straniero, spesso deve fare i conti con un target e delle aspettative ben precise. Un buon trucco sarebbe nascondere fra le righe la propria individualità artistica, peccato qui non accada.

 

 

 

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