Another Round: un film in stato di ebrezza.

Thomas Vinterberg, con Another round, dirige una pellicola libera e folle, un’ode all’alcol e alla vita.
Alla base delle sceneggiatura (scritta dallo stesso regista insieme a Tobias Lindholm) c’è una teoria di uno psichiatra norvegese, Finn Skårderud, che sostiene che l’essere umano nasca con un deficit di 0,5 di alcol nel sangue. Perciò, se si mantiene un livello di alcool costante in circolo, la creatività aumenta e lo stress si riduce. Thomas Vinterberg ci serve un cocktail di umorismo e dramma che disseta i perdenti e anche chi sogna di riprendere in mano le redini della propria vita.

Insieme a Lars Von Trier, Thomas Vinterberg fondò a metà anni ’90 il movimento Dogma 95.
Un inno ai film lowbudget con delle regole da seguire espresse in un manifesto scritto. Niente luci,
nessuna scenografia, nessuna musica, riprese esclusivamente girate con la camera a mano.
L’obiettivo era quello di contrastare il dilagare degli effetti speciali e degli investimenti miliardari nel cinema. Il primo dei film Dogma è stato Festen (The Celebration, 1998) proprio di Vinterberg.
Acclamato dalla critica e vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes quell’anno, probabilmente il film insuperato della sua carriera.

Alcune regole del movimento vengono trasgredite già in Festen, ma i 35 film prodotti in stile Dogma 95 sono stati fondamentali per la sperimentazione.
Il movimento si è sciolto nel 2005, ma Thomas Vinterberg è rimasto abbastanza fedele agli esordi e al suo stile, come si può notare dai movimenti di macchina e dall’uso della luce naturale.
Spesso al centro delle sue storie ci sono le dinamiche famigliari, proprio come in Festen o in La Comune (2016). La sua filmografia comprende anche pellicole hollywoodiane: Le Forze del Destino (2003) , Dear Wendy (2005) e Via dalla pazza folla (2015).
Con le dovute eccezioni, al centro dei suoi film c’è la Danimarca, la sua terra. E’ così anche nel suo ultimo film Another Round.

C’ è del marcio in Danimarca” scriveva Shakespeare. Ma anche molto alcol, scriviamo noi di Cabiria, come dimostra questo provocatorio film di Vinterberg. L’alcolismo in terra danese è un’emergenza; infatti, è il Paese europeo in cui si beve di più già in fase adolescenziale. Scorrono più litri di alcol in questa pellicola che alla Sagra dell’Uva di Marino, ma il regista di Dogma95 li utilizza per raccontarci i limiti della nostra società e della famosa crisi di mezza età. Lo fa in un film lontano dagli stereotipi, una
commedia nera ricca di voglia di rifiutare le regole e di rimettersi in discussione. Come in un lancio di
monetina, si perde o si vince. O forse no.

Vintergberg è un maestro del racconto corale e in Another Round ci racconta la storia di Martin (uno
strepitoso Mads Mikkelsen) e dei suoi tre amici. Sono tutti professori annoiati , senza stimoli per il proprio lavoro e stanchi della loro tediosa vita. Martin viene illuminato dalle teoria di Finn Skårderud e decide, insieme ai suoi amici, di intraprendere questo esperimento alcolico.
Cominciano a vedere il bicchiere mezzo pieno; i risultati iniziali sono positivi ed emozionanti. Martin, da misurato e controllato che era, finalmente si libera. Però, naturalmente, non appena esagerano con il
consumo di bevande alcoliche, iniziano i risvolti drammatici.

Vinterberg utilizza l’alcol come pretesto. Attraverso l’esperimento dei professori, ci mostra il potenziale di
una bevanda che aiuta a riscoprire quel senso di libertà tipico della giovinezza.
Non a caso il film si apre con delle immagini di ragazzi che si divertono, disinibiti, senza pensieri. Vinterberg non cela i risvolti negativi dell’alcol, ma ci racconta quasi a mo’ di documentario, lo svolgersi della teoria alcolica. La rinascita dei protagonisti, ci regala i momenti migliori del film. Nella prima parte si ride di gusto, nonostante ci siano semplicemente quattro uomini adulti ubriachi. La grandezza del regista danese, infatti, sta nel riuscire a mantenere la credibilità e l’umanità di ognuno di loro. Ed è proprio questo che porta il pubblico alla risata.

Lo stato di ebbrezza è utile a ognuno dei personaggi per comprendere i propri limiti, ma prima o poi
bisogna fare i conti col proprio io. Qui Vinterberg cambia registro e il film entra nel terzo atto, probabilmente il meno riuscito. Ci si scontra con la realtà. Un altro giro di bevute corrisponde anche a un altro giro di giostra della vita?
Il film diventa più introspettivo e si sente il peso di un finale che stenta ad arrivare, però l’attesa viene ampiamente ricompensata.
La pellicola termina con una chiusura memorabile, probabilmente una delle migliori viste di recente. Si chiude il cerchio di questo film alcolico, felici di bere in compagnia alla grande tavolata della vita.

Thomas Vinterberg è candidato come miglior regista agli Oscar e il film concorre anche nella categoria
Miglior Film Straniero”.
Il titolo originale sarebbe Druk, ovvero sbronzarsi, ma per la platea internazionale è stato scelto Another Round e in italiano si intitolerà Un altro giro. Altro giro, altra corsa…
Il film ha già vinto in quattro categorie agli European Film Awards e si è affermato come uno dei migliori visti durante la Festa del Cinema di Roma 2020. Sarà difficile che la statuetta alla miglior regia venga assegnata a Vintenberg, ma è molto probabile trionfi come Miglior Film Straniero.
Non ci resta che alzare i calici e aspettare la notte degli Oscar per il brindisi finale.