Correva l’anno 2013, quando l’apprezzata regista teatrale Emma Dante aveva deciso di tentare la spesso insidiosa strada del mondo del cinema, presentando in concorso alla 70° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia il suo Via Castellana Bandiera. Da quel momento, ci sono voluti ben sette anni prima di vedere sul grande schermo un suo secondo lavoro. Il contesto, resta sempre quello del Lido di Venezia. Il desiderio di aggiudicarsi il tanto ambito Leone d’Oro sembra altrettanto immutato. Eppure, ha diviso parecchio un lavoro come Le Sorelle Macaluso, tratto dall’omonima pièce teatrale scritta dalla stessa Emma Dante.

Dalle premesse, intanto, le cose sembrano alquanto interessanti. Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella sono cinque sorelle che vivono all’ultimo piano di una palazzina all’estrema periferia di Palermo. Senza genitori, le ragazze riescono a tirare avanti grazie a un allevamento di piccioni all’interno della mansarda del loro palazzo. Un giorno d’estate, le cinque decidono di andare al mare. Tutto sembra perfetto, finché un evento improvviso e inaspettato cambia le loro vite per sempre.

Tre capitoli – infanzia, età adulta e vecchiaia – dunque, per cinque storie di cinque donne legate l’una all’altra da profondi rapporti d’amore non privi di aspri conflitti. Cinque donne che si incontrano e si scontrano con la vita, spesso troppo impietosa. Cinque donne e una casa – trattata, qui, alla stregua di un vero e proprio personaggio – che muta con il passare del tempo, parallelamente a quanto accade ai corpi delle cinque protagoniste. Una casa che, man mano che gli anni passano, vede volare via un numero sempre maggiore di piccioni e che, insieme agli oggetti che hanno arricchito la vita delle cinque sorelle, si vede progressivamente svuotata anche dei mobili che l’avevano caratterizzata.

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Un lavoro dalle enormi potenzialità, il presente Le Sorelle Macaluso. Su questo non v’è dubbio. Ma è davvero sufficiente una scarsa ora e mezza a caratterizzare cinque personaggi dalle potenzialità così grandi? Ovviamente no. Ed è proprio questo, forse, il problema principale di questa ultima fatica di Emma Dante: lasciare allo spettatore, al termine della visione, una fastidiosa sensazione di incompiutezza. Vorremmo saperne tutti molto di più su queste cinque diverse personalità che, qui, ci vengono appena abbozzate.

Maria sogna di diventare ballerina. Pinuccia è la più seducente delle cinque. Lia è la ribelle e continua a scontrarsi con Pinuccia. Katia sembra destinata ad appianare i conflitti, mentre la piccola Antonella è benvoluta da tutte, considerata quasi la mascotte del gruppo.

Se, dunque, fosse stato dedicato minor spazio ai frequenti – e spesso ridondanti – flashback e maggior attenzione alle protagoniste, forse il risultato sarebbe stato ben più soddisfacente. E sulle note di Meravigliosa Creatura di Gianna Nannini ci saremmo sentiti ancor più coinvolti dalla storia. Una storia in cui tutto sembra succedere troppo in fretta, in cui non si fa in tempo ad ambientarsi in una determinata situazione che il contesto cambia nuovamente. Un lavoro che ci fa pensare al fatto che Emma Dante ha, purtroppo, ancora qualche difficoltà ad adattarsi alla scrittura cinematografica. Pur avendo fatto un notevole passo avanti rispetto al pretenzioso Via Castellana Bandiera.

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