Con Brad Pitt alla guida, il Bullet Train di David Leitch parte da un action per poi deragliare, volutamente, nella commedia assurda dove le botte sembrano non bastare mai.
Da buon stuntman regista di Deadpool 2 e co-regista non accreditato di John Wick, David Leitch, con Bullet Train fa quello che sa fare meglio: lotte acrobatiche tra personaggi vendicativi, ma stavolta sceglie di riderci su, parecchio.
Se nel celebre Fight Club proprio Leitch era la controfigura di Brad Pitt, nella nuovissima pellicola che porta la sua firma, decide di prendere quello stesso Pitt, ormai cinquantenne, e lanciarlo in un treno ad alta velocità stracolmo di pazzoidi.
Adattamento cinematografico del romanzo thriller-comico giapponese, Maria Beetle, di Kōtarō Isaka, Bullet Train mescola ambientazioni e tratti culturali squisitamente giapponesi a stereotipi di genere tipicamente americani; insomma pistole e spade, luci al neon di Tokyo e volti noti di Hollywood si fondono in una pellicola che racconta, in modo divertente, una serie di sfortunati incontri.
La trama del film di David Leitch

Se a John Wick non avessero ucciso il cane forse si sarebbe concesso un po’ di umorismo invece di darle di santa ragione ad ogni persona che orbitasse nel raggio di un metro dalle sue mani. Ed è proprio da qui che partiamo con David Leitch, che spoglia i suoi protagonisti dalla solita backstory tragica che genere vendetta, e li lascia così, in grado di combattere e uccidere come fossero macchine da guerra, ma con una capacità di ridere, e far ridere, tipica di chi fa quello che fa solo per guadagnarsi da vivere.
Ladybug (coccinella) è il protagonista di questa storia d’intrecci, un sicario attempato, con cappellino e occhiali da vista, che vuole tornare nel giro con un lavoro semplice: rubare una valigetta su un treno per poi scenderne immediatamente. Ma questo lavoro, fin troppo facile, non convince né lui né il pubblico; quello che non sappiamo, almeno all’inizio, è che quel treno pullula di tipi loschi e personaggi in cerca di vendetta, che siano pagati per farlo o mossi da motivazioni ben più profonde. Non è un caso, infatti, che il sornione Brad Pitt venga chiamato Ladybug, a sottolineare ironicamente quella sfortuna che è convinto lo segua dappertutto:
In ogni lavoro che faccio muore qualcuno, non sono più quell’uomo!
ma, in realtà, è proprio lui l’unico a rimanere sempre in piedi mentre gli altri cadono a terra senza che si applichi più di tanto.
A dargli filo da torcere, ma anche a rubargli la scena il più delle volte, è la coppia di “gemelli” Lemon e Tangerine, interpretati perfettamente da Brian Tyree Henry e Aaron Taylor-Johnson, anche loro sul treno per portare a termine un “lavoro”. Incaricati di proteggere la famosa valigetta e il figlio del temuto Morte Bianca, i due si muovono sul filo tra temibile e ridicolo, basando la maggior parte delle loro conversazioni sul cartone animato per bambini Il trenino Thomas, fonte prediletta per la comprensione umana.
Comico e a tratti demenziale, Bullet Train rilancia Brad Pitt in un universo che sembra essere fatto apposta per lui, farcito di humor, sangue, pistole e spade, ricordandosi ogni tanto di dare spazio alla cultura giapponese dei samurai e degli alti principi da cui si era partiti.
Il Giappone è nelle ambientazioni, negli ideogrammi in sovra-impressione che bloccano la pellicola e introducono i personaggi, in qualche personaggio tipicamente legato alla tradizione asiatica e nel “pupazzone Momomon”.
Luci al neon, combattimenti a mitragliatrice, dialoghi divertenti e mai banali rendono la narrazione dinamica e simpatica, seppur la durata di ben 127 minuti risulta troppo estesa per raccontare una storia di base molto semplice. Poteva durare meno e riuscire ancora meglio, ma ormai la moda cinematografica sembra essere tornata al necessario scavallamento delle 2 ore di proiezione.
Tutto è veloce: il treno giapponese, gli scontri tra i personaggi, i movimenti di macchina che seguono le lotte spettacolari e le morti, ridicolizzate e mai pesanti, quasi fossero incidenti di percorso. Tutto corre tranne la narrazione, che a volte sembra perdersi tra i rocamboleschi insegui e scappa, tra i vagoni del treno, ma comunque sempre in grado di riprendersi con nuovi colpi di scena, incluse apparizioni a sorpresa di star hollywoodiane.
Tutti i personaggi, pur assurdi che siano, risultano ben caratterizzati e presentati sullo schermo ognuno con la propria storia, con un passato raccontato con piccoli flashback mai invadenti.
Il karma, il conoscere se stessi e la psicologia umana, uniti ad una simpatia irriverente, fanno da contrappeso a personaggi che altrimenti sarebbero stati semplici cattivi senza senso. Ognuno ha un scopo, o almeno pensa di averlo, perché se tutti sono su quel treno un motivo c’è, che sia il destino o qualcuno che tira i fili del destino altrui.
Da vedere assolutamente se ci si vuole concedere un paio d’ore di risate e adrenalina, lasciando il caldo estivo fuori dalla sala.