Cabiria magazine

College Boy degli Indochine, tra violenza e cinema francese contemporaneo

Un racconto visivo e crudo che richiama il realismo e la brutalità

Una clip può farsi manifesto? Domanda retorica, perché tutto è politica. Gli Indochine creano College Boy per schiaffare in volto quanto sia banale il male e come esso fuoriesce perfino tra le crepe del contrasto di una fotografia curata e la violenza brutale e gratuita. Ciliegina sulla torta? La regia di Xavier Dolan

College Boy, la canzone

“Capisco che qui sia difficile essere così diversi per queste persone. Quando sarò più sicuro di me, un po’ meno fragile, andrà tutto bene”.

College Boy, Indochine

Lingua tagliente e pure francese: gli Indochine sono un gruppo new wave e alternative rock dei primi anni ‘80 fondato dal frontman Nicola Sirkis e dal chitarrista Dominique Nicolas e nel 2013 pubblicano College Boy, che non risente per nulla del passare del tempo. Contenuta nel loro dodicesimo album in studio Black City Parade“, il brano è piuttosto diretto e dritto al punto grazie alle sue sonorità cupe e costanti, simili ad una milizia che avanza. Non a caso il testo, scritto a quattro mani da Olivier Gérard e Nicola Sirkis, rieccheggia questo immaginario violento tipico dei bulli che non agiscono quasi mai da soli, ma sempre in gruppo.

College Boy, il videoclip

«Attenzione! Questo videoclip contiene delle sequenze e delle immagini che potrebbero urtare i più giovani»

I titoli di apertura non mentono: College Boy, girato in bianco e nero per mano del regista francese Xavier Dolan, è una via crucis letterale di un ragazzo adolescente vittima di bullismo. Non viene semplicemente preso in giro, ma perseguitato, picchiato e umiliato dai compagni di classe fino ad essere crocifisso e perfino fucilato, mentre i compagni filmano la scena con gli smartphone restando bendati. A peggiorare la situazione arrivano dei poliziotti, anch’essi bendati. E poi una sola parola in camera, detta dal protagonista: “merci” (“grazie”). 

College Boy,  i tecnicismi e i simbolismi

Il videoclip precede lo stile della cinematografia successiva di Dolan, infatti è nel formato 1:1 che viene replicato nel 2014 con il suo film Mommy. Questa scelta visivamente crea un senso di costrizione, ed è evidenziata dalla totale privazione di colori. È palese cosa sia bianco e cosa sia nero in questa storia, ma la scala di grigi sovrasta perfino la musica e le parole speranzose della canzone e i carnefici e i bystanders sembrano non riuscire a far distinzione tra bene e male. 

L’occhio di Dolan, inoltre, gestisce l’escalation di violenza tramite scene a rallentatore, sfocature e una veicolazione dello sguardo precisa che ha la sua apoteosi alla fine, con la rottura della quarta parete. L’interpretazione dell’attore protagonista Antoine Olivier Pilon, scelto dal regista anche per i suoi lavori Laurence Anyways e il desiderio di una donna e Mommy, è molto emozionante ed è fondamentale per farsi prendere in contropiede in un momento carico di suspense e tensione rotto da un semplice e provocativo “grazie” detto in camera.

Sul piano della lettura non c’è spazio per sottili allusioni: è presente una crocifissione che è la parabola ultima di una persecuzione, che estremizza lo spettro delle azioni intraprese dai bulli. Per non parlare delle bende sugli occhi, che esaltano la critica sociale nei confronti di coloro che non reagiscono e che non riescono a dirottare lo sguardo verso il carnefice, e resta al pubblico decifrare se sia per paura, per sadico intrattenimento o per totale incompetenza nel riconoscere il bullismo come atto criminoso. Il videoclip, dunque, è un palese atto di denuncia che, a vedere la stampa del tempo, fa breccia tra il pubblico francese. 

L’impatto culturale del video

Come appena anticipato, in Francia, la clip subisce censure immediate per via della decisione del Conseil supérieur de l’audiovisuel,  l’autorità garante delle comunicazioni, con il risultato che su YouTube e alcuni canali televisivi musicali ne viene limitata o vietata la messa in onda perché giudicata disturbante, con la scusa che possa essere di ispirazione per futuri atti di bullismo e che sia gratuitamente violento. 

Tale censura viene molto contestata da Dolan, come si legge in un articolo de Le Parisien, nel quale il regista risponde alle accuse puntualizzando sull’ipocrisia dei media e i loro doppi standard, che permettono la visione di film d’azione o di guerra estremamente violenti, ma si scandalizzano sulla denuncia di problema reali.  Per fortuna, la censura non ha la meglio e il videoclip di College Boy diventa un pilastro della cultura mainstream francese recente, raggiungendo gli 8,3 milioni di visualizzazioni su YouTube. 

College boy

FAQ – College Boy

Quali sono i lavori del regista di College Boy da recuperare?

La forza di Xavier Dolan è che nella sua esperienza, non si è mai limitato a dirigere le scene. Infatti, è anche sceneggiatore, montatore, costumista e produttore. Questa sua visione di insieme lo rende uno dei registi più influenti e originali del cinema contemporaneo. Tra i lavori più celebrati si possono trovare Mommy che vince il Premio della giuria al Festival di Cannes nel 2014, e  È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde), che ottiene il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes e il Premio César per la miglior regia. 

Ci sono canzoni e videoclip degli Indochine con temi simili?

La band non ama ripetersi, però ci sono diversi videoclip dalla loro discografia come Alice & June e La vie est belle che narrano delle storie. Quest’ultimo, tra l’altro, vede come protagonista Asia Argento. In generale, la band sperimenta con le proprie direzione creative visive e i loro video musicali, tutti diversi tra loro, lo dimostrano.  

Altri videoclip sul bullismo da recuperare? 

Il tema è vicino a tutti quegli outsider che spesso si ritorvano ad esprimere i loro dolori tramite l’alrte, dunque è molto facile spaziare di genere in genere e ritorvare messaggi sul bullismo e sulle sue conseguenze fin troppo sottovalutate. 

Anzi, il videoclip di College Boy viene sottoposto ad accusa di plagio da parte del rapper Spyk-Hz  perché condivideva troppe somiglianze con la sua clip precedente, tra cui l’utilizzo del bianco e nero, le divise e il bullismo. L’accusa, però, si sgonfia perché gli elementi contestati sono stati considerati dei semplici cliché. Ma al di là di questa polemica che si risolve in un nulla di fatto, sulla scena internazionale ci sono diversi video musicali al riguardo, come ad esempio Jeremy dei Pearl Jam.  

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