Le Ereditiere è l’opera prima del regista paraguaiano Marcelo Martinessi che con delicatezza e liricità delinea uno spaccato della società di Asuncion nei primi anni settanta attraverso l’intimo e controverso rapporto tra due donne.
Chela (Ana Brun) e Chiquita (Margarita Irún), entrambe discendenti da famiglie agiate, vivono insieme nella decadente villa di Chela. La casa, giorno dopo giorno, è sempre più spoglia perché le due sono costrette a vendere quadri antichi e mobili d’epoca per poter sopravvivere dopo che una grave crisi economica ha travolto loro insieme a gran parte della popolazione del Paraguay. Quando Chiquita, la più intraprendente tra le due amanti, viene arrestata per frode, Chela è costretta a reinventarsi e a costruire una nuova vita cercando di staccarsi dalla misera realtà che vive. L’unico bene dal quale non riesce a separarsi è una vecchia e sgangherata Mercedes. Proprio questa automobile le dà l’opportunità di iniziare il lavoro di autista per delle anziane e ricche signore e le farà conoscere lo spirito libero Angy (Ana Ivanova). La personalità di Chela, grazie al rapporto che si fa sempre più stretto e intimo con la ragazza, inizia lentamente a uscire allo scoperto e nulla, neanche dopo la scarcerazione di Chiquita, le impedirà di essere padrona della propria vita.
Il percorso che Chela intraprende, complice l’assenza forzata di Chiquita, la porterà a scoprire meglio se stessa e a rendersi conto che la precedente vita non le basta più, ha bisogno di mettere in gioco le sue precarie sicurezze e abbandonarle per essere finalmente felice.
Oltre alla presa di coscienza di Chela, Le Ereditiere mostra le idiosincrasie della società paraguaiana dove da un lato il popolo vive nella miseria che non permette di andare avanti e chiude tutte le strade e dall’altro l’alta borghesia che si compiace dietro a discorsi di circostanza intorno al nulla e a finti sorrisi che indossano persone senza spessore. Il regista Marcelo Martinessi mostra quindi una dimensione privata che diventa specchio dell’intera società che fatica ad uscire da un periodo triste e povero perchè troppo resistente al cambiamento e spaventata mortalmente da esso.

La pellicola di Martinessi accusa l’eccessiva lentezza della messa in scena, ma rimane una notevole testimonianza di un periodo storico e risulta un film importante anche grazie alla prova del cast tutto al femminile dove brilla Ana Brun premiata con l’orso d’argento nell’ultima edizione del festival di Berlino.