Chi cercava in Pericle il nero di Stefano Mordini un avvincente e ritmato noir è rimasto decisamente deluso nel vedere come l’omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino sia stato privato del suo incedere trascinante.

La prima cosa che balza alla vista è l’ambientazione: il Belgio, la periferia di Liegi e, successivamente, la costa settentrionale della Francia. Questa scelta sembra di difficile comprensione per chi ha letto e amato il romanzo di Ferrandino. Infatti, nel libro l’hinterland napoletano e pescarese è protagonista tanto quanto Pericle, qui invece si fa emigrare all’estero una storia che trova la sua linfa vitale proprio tra i bassi e i vicoli partenopei e tra le più degradate periferie italiane.
L’ambientazione di Pericle il Nero non è l’unico punto debole di quello che vuole essere una pellicola di genere. Mancano convincenti scene action, relegando l’azione in poche sequenze prive di tensione mai spettacolarizzate. Tutto è molto pacato e piatto.
Mordini non riesce a dare il giusto peso alle inquadrature, non osa mai con movimenti di macchina o con tagli particolari volti a caratterizzare i personaggi scadendo nel banale. Frettoloso e troppo essenziale, affida alle poco robuste spalle e ai penetranti occhi di Scamarcio tutto lo spessore del personaggio principale.
Riccardo Scamarcio offre comunque una degnissima interpretazione, ma incarna un Pericle totalmente diverso dal corrispettivo letterario: il protagonista di Ferrandino, dietro una maschera che
I punti di contatto tra le pagine e i fotogrammi sono quasi tutti nei dialoghi, ma troppo evidenti sono le distanze che non necessariamente portano ad un brutto lavoro, ma nella trasposizione di Pericle il Nero qualcosa evidentemente è andato storto. L’opera cinematografica depotenzia un romanzo dalle tinte veriste, piacevolissimo da leggere.
Se Pericle il Nero “fa il culo alla gente”, questa volta l’unico a subire uno stupro sembra essere proprio il libro di Giuseppe Ferrandino.