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Rififi di Jules Dassin: capolavoro del polar francese

La Francia, si sa, è la patria indiscussa del genere polar, meravigliosa crasi tra “poliziesco” e “noir”, divenuta di diritto, nel corso degli anni, appunto, un vero e proprio genere a sé stante. Se, tuttavia, dobbiamo cercare un lungometraggio che, su tutti, ben rappresenta tale genere e che ha dato vita a un nuovo modo di intendere il genere stesso, questo è Rififi, capolavoro (senza paura di esagerazione alcuna) diretto da Jules Dassin nel 1955, vincitore del Premio alla Miglior Regia al Festival di Cannes dello stesso anno e definito dal grande François Truffaut come il miglior noir di sempre. Con tali referenze, dunque, non possiamo non aspettarci un’opera grandiosa, in grado di sancire addirittura un “prima” e un “dopo” nella storia del cinema. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.

Rififi: la trama

Rififi, dunque, ci racconta per immagini le vicende di Tony, detto “il laureato” (impersonato da Jean Servais), il quale, appena uscito di prigione, viene coinvolto dai compagni Jo “lo svedese” (Carl Möhner) e l’italiano Mario (Robert Manuel) in un furto in una gioielleria. Tony, però, ha in mente qualcosa di più grande, e invece di svaligiare semplicemente le vetrine (come era inizialmente previsto) vuole studiare un piano per poter arrivare direttamente alla cassaforte della suddetta gioielleria. Al suo gruppo si unirà ben presto anche Cesare, detto “il milanese” (Perlo Vita), il quale li aiuterà a elaborare un piano ben articolato. Come andrà a finire?

Tanto con poco

Realizzato con un budget piuttosto basso e con una regia che ricorda da vicino il cinema documentaristico (e pensare che ancora la gloriosa epoca della Nouvelle Vague, che di budget bassi aveva fatto uno dei propri pilastri, non era ancora iniziata), Rififi si presenta immediatamente come un lungometraggio “fuori dagli schemi”. Un lungometraggio che, per molti versi, rifiuta categoricamente i cliché tipici del noir statunitense, e che, puntando tutto sull’azione e su un riuscito crescendo di tensione, ha quasi dato vita a un linguaggio tutto suo.

Signore e signori: Sua Maestà la Sequenza

Già, perché, di fatto, nel momento in cui qualsiasi amante del cinema ripensa a un lungometraggio come Rififi, non può non ripensare anche alla sua più celebre sequenza, ossia al momento in cui avviene il vero e proprio scasso alla gioielleria (momento, questo, che ha a sua volta ispirato numerosi altri cineasti in tutto il mondo nel corso degli anni a venire). Al fine di realizzare tale sequenza, infatti, Jules Dassin ha optato per una messa in scena in cui regna un assoluto silenzio, in cui la macchina da presa si concentra quasi religiosamente sui gesti dei rapinatori (in questa occasione rappresentati quasi a mo’ di “artigiani”), in cui lo spettatore, insieme ai personaggi, vive quasi visceralmente la tensione del momento, ben consapevole del fatto che qualsiasi svista potrebbe cambiare inesorabilmente le sorti della rapina stessa.

La nascita di un linguaggio

Una messa in scena, la presente, che, come possiamo ben vedere rifiuta quasi del tutto l’azione al cardiopalma tipica del cinema d’oltreoceano, conferendo da quel momento in avanti al cinema europeo un linguaggio e uno stile tutto suo. Rififi, infatti, è in tutto e per tutto il più rappresentativo dei polar francesi. Gli elementi ci sono tutti. Ci sono i gangster, ci sono femme fatale che svolgono ruoli centrali nelle vite dei protagonisti, ci sono ombre che sovente hanno la meglio sulle luci, c’è perfino una condanna del crimine che qui ci viene indicata, oltre che dalla sceneggiatura in sé, anche da una sapiente regia e da una gestione degli spazi che prevede, nel corso dello scasso, un lavoro di perforazione “in verticale”, dall’alto verso il basso. Jules Dassin, in poche parole, ha fatto la Storia. Nulla sarà più lo stesso nel mondo del polar dal 1955 in poi. E a visionare ancora oggi il presente Rififi possiamo solo imparare cosa significhi far sì che le immagini dicano più di mille parole.

Faq su Rififi

Perché è famoso il film Rififi?

Rififi è considerato uno dei più importanti polar francesi. Con la celebre sequenza dello scasso, il regista Jules Dassin è riuscito a dar vita a un forte crescendo di tensione tramite silenzi e attenzione meticolosa ai gesti, riscrivendo il linguaggio stesso del cinema di quel genere.

Cosa indica il termine polar?

Polar è la crasi tra “poliziesco” e “noir”, ed è ormai da tempo considerato un genere a sé stante, la cui patria indiscussa è la Francia.

Quali altri film ha ispirato Rififi?

Nel corso degli anni, Rififi ha ispirato numerosi lungometraggi, ma il più famoso di questi è indubbiamente I soliti Ignoti, diretto da Mario Monicelli nel 1958.

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