Claudio Caligari è stato tra gli autori più controversi e poetici del panorama cinematografico italiano. Parlare del suo cinema porta inevitabilmente a snocciolare anche i passaggi e le difficoltà della sua vita. La parabola umana di questo maestro, ignorato per anni e riscoperto fino a farlo diventare un autore cult, viene mostrata con puntualità ed eleganza nel documentario di Simone Isola e Fausto Trombetta Se c’è un aldilà sono fottuto: vita e cinema di Claudio Caligari, presentato nella sezione Venezia Classici Documentari alla 76° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il film, attraverso la descrizione delle tappe che hanno portato alla realizzazione di Non essere cattivo (terzo e ultimo lavoro di Caligari) e poi a ritroso degli altri film, con interviste agli attori e al cast tecnico, mostra il ricordo di un autore bistrattato dalla critica e dalle produzioni che lo avevano giudicato frettolosamente. Il documentario, a livello più profondo, racconta la prematura scomparsa di un uomo che era attento osservatore e interprete della realtà che lo circondava.
Isola e Trombetta mostrano Caligari come un cineasta “di periferia”, quest’ultima intesa sia come i margini remoti e poco illuminati dell’industria cinematografica, sia come luogo geografico dove tossicodipendenza, disoccupazione e criminalità opprimo gli ultimi togliendo qualsiasi barlume di riscatto.
Il documentario si articola seguendo i tre momenti della carriera dell’artista: Amore Tossico (1983), L’odore della notte (1998) e Non essere cattivo (2015).

Le cocenti stroncature ricevute dal primo film e la paura dei produttori nello scommettere su un poeta-outsider che senza pietismi e con cruda coerenza estetica si sedeva dietro la macchina da presa hanno purtroppo rimandato di quindici anni la realizzazione di un altro film (L’odore della notte) e seppellito sotto una montagna di pretesti tutti i progetti di Caligari, tra cui figura anche la sceneggiatura di Romanzo Criminale (purtroppo poi riscritto dalla coppia Rulli/Petraglia e girato da Michele Placido).
L’ultima parte, riconnettendosi all’inizio di Se c’è un aldilà sono fottuto: vita e cinema di Claudio Caligari, racconta come gli amici e collaboratori di Caligari da Giorgio Tirabassi a Marco Giallini, ma soprattutto Valerio Mastroandrea, abbiano spinto costantemente per la realizzazione di Non essere cattivo e convinto questo schivo e talentoso maestro, ormai gravemente malato, a girare il suo ultimo e disperato film, il meno aggressivo dei tre, ma sicuramente il più crudo e senza filtri.
Qualche giorno prima di morire Claudio Caligari disse all’amico Valerio Mastroandrea: “Vale’, muoio come uno stronzo e ho fatto solo tre film”. Purtroppo i film sono solo quei tre, ma il vero rimpianto è che solo Claudio Caligari è stato un regista tanto cazzuto e, forse, non ne nasceranno altri come lui!