Quello che era vero agli inizi della settima arte, grazie al patrimonio di effetti visivi e di truccherie ottiche messo insieme dal mago Méliès, è ancor più vero oggi in virtù del digitale. La battuta storica di Buster Keaton “con il cinema tutto è possibile” trova nel cinema odierno una conferma che supera ogni aspettativa e che rende giustizia alla profezia dell’autore di cortometraggi muti impossibili come Sherlock Junior e One Week.
La poesia pura di quei film in bilico tra metafisica e assurdo, all’epoca applaudita da surrealisti come Breton, Aragon e Bunuel, era raggiunta attraverso una volontà quasi crudele di vincere la “resistenza del mezzo” costituita dalla natura foto-riproduttiva della cinepresa vincolata alle leggi dello spazio e del tempo e facile preda di un tipo di 
Così oggi Guglielmo del Toro con La forma dell’acqua può farci volare nel mondo della fantasia umanistica con la versione di una nota favola che arricchisce di mille implicazione psico-politiche conferendo maggior respiro lirico al pur pregevole vecchio prototipo in bianco e nero di Jack Arnold. E così sempre oggi i miti che popolavano la produzione dei generi commerciali di una volta li ritoviamo in forma più libera e scatenata nelle numerose serie televisive che conquistano il pubblico di tutto il mondo. In esse il fantasy, l’horror, l’azione e l’avventura non devono rendere più conto a nessuno e sono liberi di utilizzare al massimo le loro risorse.