Cabiria magazine

Amour di Michael Haneke: amore fino alla fine

Un cineasta che non smette mai di sorprenderci, Michael Haneke. Un regista che nel corso della sua lunga e prolifica carriera non ha mai smesso di inferirci ogni volta pesanti scossoni emotivi con una sua ben precisa cifra stilistica, fatta di un copioso uso di inquadrature fisse e fuori campo, atti a rendere ciò che (non) vediamo ancora più potente e doloroso.

La violenza, la disgregazione della famiglia, l’atto del vedere (inteso anche come metafora del cinema stesso) sono sovente stati le colonne portanti del suo cinema. Ma cosa accadrebbe se egli decidesse di parlarci d’amore? Bene, è accaduto anche questo. Nel 2012, infatti, ha visto la luce il profondo e toccante Amour, che, pur mantenendo molte caratteristiche base della filmografia del regista austriaco, ci ha parlato sì di uno dei più complessi sentimenti che ci siano, ma lo ha fatto per la prima volta analizzandolo da una prospettiva completamente diversa.

Un insolito Haneke

Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, così come il Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013 (il secondo per l’Austria), Amour non ci racconta semplicemente di un amore maturo, ma, nello specifico, di un amore completo in ogni sua forma, di un amore assoluto, totalizzante, che proprio per la sua incredibile potenza può vivere e attraversare risvolti decisamente estremi.

La storia di Georges e Anne

I personaggi principali di Amour, dunque, come ben possiamo immaginare, sono due. Un uomo, una donna. Quasi un’unica entità, ormai, dopo i numerosi anni trascorsi insieme. Loro, dunque, sono Georges (Jean-Louis Trintignant, che con Haneke ha successivamente lavorato anche in Happy End, realizzato nel 2017) e Anne (Emmanuelle Riva). Sposati da molti anni e ormai anziani, i due dovranno confrontarsi con una cruda realtà: la malattia di Anne, improvvisamente colpita da un ictus e che è destinata, purtroppo, a peggiorare progressivamente senza speranza di miglioramento alcuno. A unirsi di quando in quando a loro, la loro figlia Eve (una sempre ottima Isabelle Huppert, anche lei attrice feticcio di Haneke, presente anch’ella in Happy End, ma soprattutto grande protagonista di La Pianista), seppur tagliata volutamente fuori dallo stesso Georges.

Un terzo protagonista

Georges lotta con tutte le sue forze per preservare quel piccolo mondo prezioso costruito insieme alla sua Anne nel corso di molti anni. Un mondo che vorrebbe proteggerli da ogni inferenza esterna, all’interno del quale nessuno è benvenuto. Nemmeno la loro figlia, che forse, nonostante il suo amore per i genitori, non riesce a comprendere fino in fondo il loro reale bisogno. Un mondo che vede nell’appartamento in cui i due hanno vissuto per molto tempo la location ideale, qui trattata alla stregua di vera e propria coprotagonista, osservatrice silente e riverente della loro vita, e la cui potenza semantica viene ulteriormente valorizzata da inquadrature a camera fissa e porte chiuse attraverso cui è possibile solo ascoltare le parole.

Pugni allo stomaco

Amour, però, non è solo la semplice osservazione della loro quotidianità e del loro calvario. Amour è, in realtà, molto di più. E si palesa a noi in tutta la sua forza proprio nel climax, che giunge (non troppo) inaspettato proprio appena prima della fine e che con sua impietosa brutalità ci colpisce come un pugno allo stomaco, ulteriore prova dell’immenso amore che ha legato Georges e Anne per tutti quegli anni.

L’amore secondo Michael

In Amour, dunque, troviamo un Michael Haneke incredibilmente umano, un Michael Haneke che per un momento smette di osservare la società con sguardo critico e di mostrarci ogni suo più controverso aspetto. Ciò che egli qui vuole mostrarci, infatti, è il più complesso dei sentimenti in una delle sue più pure ed estreme accezioni. E per una volta lo vediamo abbracciare e comprendere in tutto e per tutto l’animo e gli intenti dei due protagonisti, all’interno di un lungometraggio di rara sensibilità. Un lungometraggio la cui visione non potrà mai lasciarci del tutto indifferenti.

Quanti premi ha vinto Amour?

Amour si è aggiudicato numerosi riconoscimenti in tutto il mondo. Tra i premi principali ricordiamo la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, il Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013 e il Golden Globe al Miglior Film Straniero nel 2013.

Chi sono i protagonisti di Amour?

I protagonisti di Amour sono Georges e Anne, impersonati da Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva. A loro si unisce anche Isabelle Huppert nel ruolo della loro figlia Eve.

Perché è importante un film come Amour?

Amour è essenziale, oltre per la sua indubbia qualità artistica, anche per aver trattato un tema spesso controverso nel modo più umano possibile.

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