“Bisogna sempre proteggere i propri figli ed essere vicini a loro, a ogni costo”, dice Solange Arnault (Sandrine Kiberlain) all’ispettore François Visconti (Vincent Cassel) in Black Tide (Fleuve Noir). Ispirato al romanzo The Missing File di Dror Mishani, il thriller diretto da Erick Zonca racconta di sparizioni, rivelazioni e patologie represse pronte a esplodere, ma mostra anche interesse verso la distanza materiale e psicologica che si instaura inevitabilmente tra genitori e figli.
Black Tide è un noir metropolitano che fin da subito concentra l’attenzione sulla figura di un comandante di polizia trasandato, impulsivo e con l’inclinazione all’alcool. La pellicola è impregnata del nichilismo di Visconti, un uomo il cui unico scopo di vita sembra essere la ricerca della verità: attraverso indizi, deduzioni e pedinamenti, il detective procede senza sosta e almeno apparentemente in nome della giustizia.
La regia minimalista ed essenziale scelta da Zonca per Black Tide permette alla pellicola di soffermarsi a dovere sul rapporto, ai limiti del grottesco, che si instaura tra Visconti e Bellaile. L’interpretazione di Duris riesce a tener testa all’ingombrante presenza di Cassel, fornendo il contrappunto necessario a ribadire il nucleo dell’opera, ovvero l’eccessiva perseveranza che rischia di corrodere ogni relazione, anche quella più naturale.

