Io sono un ritardatario patentato. Scusate il ritardo, quindi. Sono l’ultimo che arriva mentre tutti aspettano, quello che fa ritardo agli impegni nonostante la parola. Quello che consegna in ritardo anche gli articoli. Scusate il ritardo, ancora.
#Ma quanto sono belli i Kick-Ass? Anzi, quanto sono belli quei fottuti Kick-Ass e quanto sono cool sti cine-comics impazziti? Mi gasano parecchio, lo avrete già notato… Quando si tratta di film presi dai fumetti, personalmente mi sento come un bimbo al parco giochi: me li godo al meglio e senza vergogna. Per di più mi piacciono maledettamente un sacco quei personaggi che sono notevolmente dei supereroi, ma senza i poteri sovrumani.
Kick-Ass arrivò come un fulmine a ciel sereno, e che fulmine! A tutt’oggi sono propenso a dire che è uno dei migliori cine-comic che abbia mai messo in play, più lo vedo e più si rafforza in me l’idea che la pellicola portata in sala da Matthew Vaughn si configura come una voce fuori dal coro che mancava nel pantheon degli eroi in calzamaglia sul grande schermo. Kick-Ass è un film realizzato con assoluta libertà creativa, lontano da studios ipocriti e conservatori, anche se poi le “major” si sono scannate per averlo in catalogo. Che gusto che dà! Generalmente i supereroi “normali”, quelli privi di superpoteri appunto, hanno un qualcosa che manca all’ingellato e patinato Spiderman di turno: oltre alle differenze sul piano dei mezzi eccezionali, c’è anche il fatto che il pubblico riesce a immedesimarsi il doppio.
Sono un tipo che tranquillamente metterebbe una sgargiante tuta attillata (insieme a una pancera) e via a menar le mani per difendere la giustizia. Indubbiamente chiunque avesse un briciolo di buonsenso mi prenderebbe per coglione, ma vuoi mettere?? Che soddisfazione! Così come avrei potuto fare anch’io, il giovane Dave Lizewski, interpretato dal palestrato Aaron Johnson (Azz… questa è una delle poche pecche, poiché nel fumetto era un nerd magrolino e così andava lasciato), acquista una stramba tuta verde su ebay e si ritrova per caso a essere un picchiatore/difensore stracliccato su YouTube. Un paladino che di norma prende più botte di quante riesca a darne, il primo che i più ammirano e cominciano a imitare, nonostante Big Daddy fosse in azione già da tempo… Tra le mille peripezie conosce Hit-Girl (l’interpretazione della fu giovanissima Chloe Moretz è sublime, spero davvero non finisca come Dakota Fanning, chi vuol capire capisca…): una ragazzina di undici anni addestrata a uccidere da un genitore assetato di vendetta (il buon e sempre sottovalutato Nicolas Cage). Una piccola macchina da guerra insomma, che massacra gente come se fossero bamboline di pezza: impossibile non adorarla! La teenager è spalleggiata dal padre, che si veste come una sorta di gufo notturno simil-Batman, Big Daddy appunto, capostipite del modello del superuomo reale, duro come l’acciaio, dal cuore tenero più di quanto possa sembrare e dalla mente leggermente in tilt. I due incrociano inevitabilmente le loro strade con Kick-Ass e il turbine d’eventi li porterà tutti a un’aspra lotta contro il male, personificato quest’ultimo dal mafioso Frank D’Amico (uno dei migliori attori di sempre, Mark Strong, di cui troppi dicono: “Ma chi cazzo è?”). Botte, violenza fumettosa e sfacciatamente gore, linguaggio scurrile (con me si sfonda quella solita porta aperta!), la nascita di una stramba nemesi (Red Mist, ricco da far schifo e ambizioso nell’imitare suo padre, è interpretato da Christopher Mintz-Plasse, un attore bravo che mi fa scompisciare come pochi). Il finale non ha convinto proprio tutti, tranne me. Va ricordato che il film fu scritto quando il fumetto era stato pubblicato solo per metà poi, a mio avviso, quei bazooka e i jet-pack esagerati che per nulla sfigurano nel prodotto cinematografico, risultano totalmente convincenti. Fine.
Nel 2013, a distanza di quattro anni, è giunto il sequel. Nuovo regista, stesso cast, stessa formula vincente. Avevo letto il fumetto e per i puristi dirò subito, in nome dello spoiler, che nella controparte cinematografica non ci sono bambini falciati a colpi di mitragliatrice e tantomeno le teste di cane cucite su corpi umani. 
Emanuele Di Filippo